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RIVAROLO MANTOVANO

Relazione di Enzo Bianchi
guardando al cibo
con responsabilità verso i fratelli
On-line l'audio dell'intervento

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Anche quest’anno, per il tredicesimo anno consecutivo, il priore della comunità di Bose, Enzo Bianchi, è intervenuto presso la parrocchia di Rivarolo Mantovano. L’appuntamento è stato nella serata di martedì 19 maggio con una relazione su “Cibo e sapienza del Vivere”.

Intervento di Enzo Bianchi (mp3)

 

Il grande maestro di spiritualità, volto noto al grande pubblico per le sue numerose presenze in televisione e sulle prime pagine dei maggiori quotidiani italiani, ha iniziato la propria riflessione guardando alle origini, alla Creazione. Nelle prime pagine della Genesi, infatti, Dio affida all'umanità il cibo: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è sulla terra, e ogni albero che dà frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo. E così avvenne. Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco era cosa molto bella e buona» (Gen 1,29).

Tutti i frutti della terra sono donati all'uomo, ma c'è un'insistenza sull’erba e sugli alberi che fanno seme, rivelando subito che quel seme non è destinato solo a essere mangiato con il frutto, ma può cadere a terra. Un'azione che è anche umana: la semina richiede la cura, la cultura da parte dell'uomo. La pagina biblica svela così che la terra è madre e nutre, ma l’uomo deve esercitare una "cultura" nel senso più vero, cioè coltivarla.


In un contesto attuale in cui Expo mette al centro della riflessione il tema del cibo, la riflessione di Enzo Bianchi ha messo al centro Dio che ha voluto il cibo come cosa buona e bella, che l'uomo si guadagna con il lavoro, e che proprio l'uomo renderà sempre più capace di nutrirlo e di renderlo più uomo. Non a caso l'inizio della cultura si registra nello spazio del mangiare, non a caso il linguaggio è nato intorno a una pietra che come tavola radunava attorno a sé gli uomini e le donne che avevano deciso di mangiare insieme e non più come gli animali. Proprio nell'atto di nutrirsi, che instaura un giusto rapporto tra bisogno-desiderio-soddisfazione, viene impressa la giusta relazione tra l'umano e le altre creature: relazione fondata sul riconoscimento, sul rispetto della loro alterità, sul valore e sulla dignità di ogni alimento.

Il modo di vivere l'azione del mangiare ne determina il senso e fissa il ruolo, la funzione del cibo. Si può usare il cibo come cosa da consumare, si può fare del cibo un idolo per la sola soddisfazione dei bisogni individuali e delle proprie voglie, oppure si può vedere nel cibo un dono della terra destinato a tutti (dunque non una preda) e trasformare il pasto in luogo di condivisione con gli altri e di grande comunione con la natura.


Gli alimenti, i cibi sono a servizio dell'uomo e sono buoni ma, di fronte a questi doni della terra e del lavoro dell'uomo, sta proprio la responsabilità dell’uomo. Eppure, come le statistiche attestano, nel nord Italia il 30% del cibo viene buttato. Si è capaci di vedere negli alimenti la fatica della terra che li produce e
la fatica dell'uomo necessaria perché possano arrivare sulla tavola come cibo? Si è capaci di trarre le conseguenze del fatto che gli alimenti sono destinati a tutti e che invece molti esseri umani ne sono privati fino alla fame?
Si tratta di 1 miliardo di persone su 7 miliardi: uomini, donne e bambini denutriti e affamati perché i loro simili più ricchi si accaparrano per se stessi il cibo, negandolo a loro. Il rapporto con il cibo allora è occasione di sapienza sulla vita e appello alla responsabilità: anche quando si mangia risuona l'esigente domanda:«Che ne hai fatto di tuo fratello?».

 

 

 

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