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ANNIVERSARIO DELL'APPARIZIONE

«Colonizzazione ideologica
da vincere con coraggio
per essere convinti
testimoni del Vangelo»
L'omelia del Vescovo Dante
al santuario di Caravaggio

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Vincere la “colonizzazione ideologica”, senza adeguarsi al pensiero comune, per essere testimoni gioiosi e convinti della bellezza e della verità del Vangelo. È il messaggio che il vescovo di Cremona, mons. Dante Lafranconi, ha rivolto ai pellegrini che nella mattina di martedì 26 maggio hanno preso parte al solenne pontificale presieduto al Santuario di Caravaggio nell’anniversario dell’apparizione della Madonna alla giovane Giannetta.

Messa Pontificale:   omelia del Vescovo    photogallery

 

L’intensa giornata del 26 maggio al Santuario di S. Maria del Fonte è iniziata con le Messe celebrate in basilica alle 6.30 e alle 8.30. Partecipate come anche la celebrazione che alle 10 è stata presieduta dal vescovo Lafranconi.

Una liturgia che è iniziata con un omaggio alla Vergine presso il Sacro Speco.  La processione dei sacerdoti, circa una trentina, ha preso avvio dal Centro di spiritualità. Attraversato il piazzale del Santuario, prima di entrare in basilica, i celebranti sono scesi al sacro Fonte, dove il Vescovo ha recitato la preghiera e posto un mazzo di fiori davanti al mosaico che ricorda l’Apparizione nel luogo esatto dove è avvenuta il 26 maggio 1432. Un gesto di devozione cui ha fatto seguito quello di bagnarsi con l’acqua del sacro Fonte.

Ad accogliere i sacerdoti in una chiesa gremita, alla presenza delle massime autorità civili e militari del territorio, è stato il canto proposto dalla “Unione Corale don Domenico Vecchi”, diretta dal maestro Giovanni Merisio e accompagnata all’organo dal maestro trevigliese Luca Legnani.

Accanto al Vescovo il vicario generale, mons. Mario Marchesi, e il delegato episcopale ad interim per il Santuario, l’economo diocesano mons. Carlo Abbiati. Presente naturalmente anche il parroco di Caravaggio, mons. Angelo Lanzeni, e i sacerdoti che svolgono il proprio ministero in Santuario.

Nell’omelia il Vescovo, prendendo spunto dal Magnificat al centro della pagina evangelica, ha richiamato l’Anno Santo della Misericordia, nella cui bolla di indizione Papa Francesco cita proprio il canto della Vergine. “Misericordia di Dio che – ha ricordato il Vescovo - si stende di generazione in generazione. Essa riguarda anche ciascuno di noi che, tante volte, accorriamo qui in Santuario proprio per sperimentare, attraverso il sacramento del perdono, la misericordia di Dio”.

Nella propria riflessione mons. Lafranconi ha sottolineato l’interessamento misericordioso di Dio nei confronti degli uomini, che nell'Incarnazione ha la sua espressione culminante. Incarnazione in cui Maria, con il proprio “sì”, ha avuto un importante.

“Le apparizioni – ha quindi spiegato il Vescovo – sono un momento che scandisce tutta la storia della Chiesa e che manifesta la Madonna come colei che è la piena di grazia, ma che, nello stesso tempo, si conosce lei stessa come umile serva. Noi vogliamo vivere questa celebrazione anniversaria dell'apparizione della Madonna qui a Caravaggio rivestendoci dei suoi stessi sentimenti. Sentimenti di gratitudine, così come Maria ha manifesto allorché si è sentita chiamare la piena di grazie; e sentimenti di umiltà. Né Maria né noi possiamo dire di meritare la benevolenza di Dio: la sua benevolenza è totalmente gratuita. Ecco perché la nostra prima reazione, condividendo i sentimenti di Maria, oggi qui in questo luogo è la gratitudine. Gratitudine perché Dio non si stanca di richiamare a noi uomini lo stupendo disegno del suo amore nella salvezza”.

Quindi il richiamo di quanto Maria ha detto a Giannetta: parole orientano a “fuggire il peccato, avere orrore del peccato, sentire che il nostro peccato è qualcosa che ci umilia, perché è un modo per dire che  non riconosciamo quello che Dio ha fatto per noi. Il senso vero del peccato è inseparabile dal senso vero della misericordia e della gloria di Dio”. “Proprio di fronte a questo messaggio – ha proseguito il Vescovo – i santuari diventano spesso, anzi direi sempre, i luoghi in cui l'uomo riconosce i propri peccati mettendosi davanti al volto misericordioso di Dio. I santuario sono luogo in cui veniamo volentieri per chiedere perdono al Signore e per ricevere, attraverso il ministero della Chiesa, il perdono dei nostri peccati”.

“Questo è il primo richiamo – ha spiegato ancora il Vescovo - che la Madonna rivolge a noi, così spesso superficiali da non accorgerci neppure di assumere atteggiamenti di condotta o mentalità o modi di pensare che non solo sono differenti dal Vangelo, ma sono anche nettamente in contrasto con la misericordia di Dio. È in questo senso che aspettiamo di vivere l'anno Santo della Misericordia, con inizio l'8 dicembre: perché dentro di noi, risuscitando la consapevolezza di questa benevolenza infinita di Dio, nasca in pari tempo l'orrore per il peccato e il desiderio di accogliere dal Signore il perdono e la grazia di sentirci riconciliati totalmente con lui”.

Mons. Lafranconi ha quindi richiamanto quanto recentemente indicato da Papa Francesco ai vescovi italiani riuniti in assemblea generale. “Il primo aspetto – ha sottilineato mons. Lafranconi - era quello di testimoniare la gioia e la speranza che si fondano sul Cristo morto e risorto”. “Quella speranza – ha proseguito – non legata alla certezza delle nostre capacità o alla certezza di raggiungere, attraverso le nostre strategie politiche per un verso o pastorali per l'altro, gli obiettivi che ci proponiamo e di raggiungerli in breve. La speranza è quella che ti rende capace di mantenere nella fedeltà il tuo impegno anche quando ti pare di non avere la risposta che ti aspettavi, anche quando ti pare che attorno a te altri non vivano della stessa speranza, o addirittura attorno a te trovi chi rema contro. Il desiderio di una purificazione del nostro cuore, delle nostre istituzioni, della vita sociale, delle relazioni educative,dell'ambito politico: è un desiderio che tutti sentiamo dentro di noi, ma quanto è insidiato da fenomeni di disfattismo, dalla corruzione, dalla esclusione di chi è più povero per motivi più o meno consistenti, ma tutto sommato alla fine per motivi che hanno la loro ultima radice nel desiderio e nell'attaccamento alla ricchezza, al denaro, allo star bene. Essere testimoni di gioia e di speranza perché crediamo che la forza della risurrezione del Signore Gesù è capace di trasformare il cuore dell'uomo, incominciando dal nostro cuore”.

Poi un secondo aspetto, relativo alla capacità del cristiano di andare controcorrente, evitando quella che il Papa ha definito “colonizzazione ideologica”. “Che vuol dire – ha spiegato il Vescovo – che noi non abbiamo più la capacità di pensare a modo nostro, di pensare con i criteri del Vangelo, per adattarci ai criteri dell'opinione pubblica, ai criteri del guadagno e del benessere, ai criteri che ritengono di dover consumare dentro l'orizzonte terreno tutte le proprie possibilità e tutte le proprie capacità”. E ancora: “La colonizzazione ideologica significa adeguarsi al pensiero corrente, a quello che riteniamo il più diffuso e comune. Quanti di noi cristiani sanno ancora confrontare la propria vita e le proprie scelte con il Vangelo? Non con l'opinione dei giornali, non con il tornaconto degli interessi! Quanti di noi cristiani coltivano ancora quella formazione seria della coscienza che permette di individuare ciò che è bene e ciò che è giusto e cerca la forza e la grazia di perseguirlo e portarlo a compimento? Abbiamo ancora coscienza della nostra identità di cristiani? Le beatitudini, per esempio, ci dicono qualcosa? Almeno come punto di riferimento e come certezza che sono indicazioni per vivere in un modo che non soltanto torna buono per ciascuno di noi , ma anche per tutta la società. Non lasciamoci colonizzare il pensiero! Teniamoci ad essere noi stessi: non per il gusto della contrapposizione, neanche per la superficialità di sentirci migliori, ma solo per rispondere alla nostra vocazione che è quella di essere secondo la parola di Gesù spersi dentro il cammino della storia umana, ma portatori per grazia di una luce che è la luce stessa del Cristo risorto, e di una sapienza che è la sapienza stessa del Figlio di Dio che si è fatto uomo”.

“Alla Madonna, che non sia è adeguata al pensare comune, che ha portato avanti con tutta la sua disponibilità, umile ma decisa,l'obbedienza al disegno di Dio, - ha concluso il Vescovo – chiediamo di renderci testimoni gioiosi e convinti, pieni di speranza della resurrezione. E chiediamo a Lei di darci il coraggio di manifestare a testa alta, con le nostre idee e con le nostre opere, la bellezza e la verità del Vangelo.

Al termine della Messa il Vescovo si è portato davanti alle statue di Maria e Giannetta per la preghiera di supplica, impartendo poi la benedizione papale con annessa indulgenza plenaria.

Nel pomeriggio, a partire dalle 14.30, in basilica la recita del Rosario continuato. Alle 16.40 la memoria dell’Apparizione con la lettura dello storico racconto e l'aspersione dei fedeli con l'acqua benedetta. Poi il canto del Vespro, presieduto dal Vescovo (seguono aggiornamenti).

A chiudere l’intensa giornata la Messa delle 18 in basilica.

Dopo cena, a partire dalle 20.45 nella chiesa parrocchiale di Caravaggio, “Sinfonie di pace”: elevazione musicale a cura degli alunni della Scuola secondaria di primo grado “Mastri caravaggini” con la partecipazione del Complesso Strumentale “Gera d’Adda”. In questo contesto sarà conferito al vescovo Lafranconi il Premio Città di Caravaggio 2015. L’iniziativa è a cura dell’Amministrazione comunale con il sostegno della locale Pro Loco.

 

 

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