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CARAVAGGIO - 26 MAGGIO

Nella memoria dell'Apparizione
il mandato del Vescovo Dante:
«Fate delle vostre case
una chiesa domestica»

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«Tornate nelle vostre famiglie disposti a fare delle vostre case una chiesa domestica». È questo l’invito e il mandato che il Vescovo ha affidato durante i Secondi Vespri di S. Maria del Fonte, presieduti nel pomeriggio di martedì 26 maggio al Santuario di Caravaggio, dopo la memoria dell’apparizione della Madonna a Giannetta. Un messaggio in piena continuità con quanto affermato domenica pomeriggio in occasione della Festa diocesana della famiglia.

Riflessione del Vescovo ai Vespri (mp3)

Photogallery:

Al Santuario di Caravaggio il pomeriggio è iniziato con un ingente afflusso di pellegrini, dal circondario, ma anche dalle province limitrofe. Gremita la basilica in ogni sua parte, così come affollati erano gli spazi esterni.

A partire dalle 14.30, in basilica è iniziata la recita del Rosario continuato, l’ultimo dei quali iniziato alle 16 con le Ave Maria del primo mistero scandite proprio dal vescovo Lafranconi.

Alle 16.40 è quindi iniziata la memoria dell’Apparizione, con la lettura dello storico racconto. Allo scoccare dell’ora anniversaria lo scampanio a festa e il suono solenne dell’organo ha ricordato l’importante evento. Intanto il Vescovo e alcuni sacerdoti del Santuario hanno aspersione i fedeli presenti in basilica e all’esterno con l'acqua benedetta.

Ha fatto seguito il canto del Vespro, presieduto dal Vescovo, che nella sua riflessione ha preso spunto dalla vicenda umana di Giannetta per parlare del significato e del senso della famiglia. «Perché oggi – ha detto il Vescovo – la famiglia è minacciata alle sue radici. L’amore coniugale spesso si presenta fragile, inconsistente, ambivalente, addirittura univoco. Alla Vergine Maria vogliamo chiedere anzitutto la grazia di aiutarci a comprendere il senso autentico della famiglia, facendo delle nostre famiglie il luogo in cui riconosciamo la presenza e l’opera di Dio e il luogo in cui anche agli altri lo riconoscono».

E ha proseguito: «Quando pensiamo alle minacce che sovrastano la famiglia e ai disegni legislativi che, in Italia come altrove, si fanno sempre più pesantemente contrari alla famiglia, ci verrebbe da credere che la salvaguardia della famiglia dipenda dalle leggi e dalla Istituzioni. Certo, anche! Ma prima di tutto dipende dalla consapevolezza che ciascuno di noi, soprattutto se cristiano, ha della famiglia. La consapevolezza di riconoscere in essa, a partire dal matrimonio su cui la famiglia è fondata, il riflesso dello stesso mistero di Dio».

Termine chiave sottolineato dal Vescovo quello di «comunione» con l’amore tra marito e moglie che è immagine della comunione trinitaria. «La comunione del marito e della moglie, fondata su un amore sincero, fedele, gratuito, che si apre al dono della vita, – ha spiegato – ritrova nel mistero della comunione trinitaria non soltanto un modello, ma la radice del proprio stesso amore coniugale. È questo che noi cristiani dobbiamo capire: la radice del nostro amore coniugale e familiare è nel mistero della comunione della Trinità. Ed è per questo che noi andiamo fieri di poter essere chiamati, attraverso il matrimonio, a esprimere i frutti che nascono da questa radice».

Poi il riferimento alle motivazioni che frenano tanti giovani a decidersi per il matrimonio: «Finché noi cristiani – ha affermato mons. Lafranconi – non capiremo bene la ricchezza e lo straordinario privilegio che ha l’amore celebrato nel sacramento, saremo sempre in balia di soluzioni che cercano le strade più facili e le dimensioni più terra terra del proprio amore, dimenticando la forza e la bellezza straordinaria di cui Dio ha voluto fare i coniugi cristiani segno, trasparenza e partecipazione al suo stesso amore».

«Pensare a Giannetta – ha poi affermato il Vescovo riferendosi all’episodio dell’Apparizione – che torna a casa sua, stanca del suo lavoro quotidiano, con le fatiche di una vita quotidiana non facile, e la immagino nella sua casa come donna che prega. Perché riconosce che nella sua casa insieme con lei, e alla base del suo amore ci sta Dio. Carissimi fedeli, che siete accorsi qui per celebrare l’anniversario dell’apparizione della Madonna, vi invito, anzi vi supplico: tornate nelle vostre famiglie ad essere disposti a fare di queste vostre famiglie e delle vostre case una chiesa domestica. Se non ritroveremo la dimensione spirituale e di fede che ci permette di vivere nelle nostre case in preghiera, non potremo affidare la salvezza del matrimonio e della famiglia a nessuna legge. Invochiamo che siano leggi giuste e rispettose del valore e del significato naturale dell’amore umano, ma tocca a noi, a ciascuno di noi, a ciascuna famiglia, che crede nel Signore o crede comunque nel valore sacrosanto dell’amore, ritrovare la bellezza, la forza, la gioia, la capacità della testimonianza, perché fa della sua casa una chiesa domestica».

«Questo – ha concluso – è l’invito e il messaggio, se permettete è il mandato, che vorrei assegnare a voi tutti, incominciando da subito: che le vostre famiglie ritornino a essere luogo in cui si prega. E non mancheranno a farsi sentire presto, consolante e purificante, la presenza di Maria e la benedizione del Signore».

 

L'antica storia dell’Apparizione

L’anno 1432 dalla nascita del Signore, il giorno 26 maggio alle ore cinque della sera, avvenne che una donna di nome Giannetta oriunda del borgo di Caravaggio, di 32 anni d’età, figlia di un certo Pietro Vacchi e sposa di Francesco Varoli, conosciuta da tutti per i suoi virtuosissimi costumi, la sua cristiana pietà, la sua vita sinceramente onesta, si trovava fuori dall’abitato lungo la strada verso Misano, ed era tutta presa dal pensiero di come avrebbe potuto portare a casa i fasci d’erba che lì era venuta a falciare per i suoi animali.

Quand’ecco vide venire dall’alto e sostare proprio vicino a lei, Giannetta, una Signora bellissima e ammirevole, di maestosa statura, di viso leggiadro, di veneranda apparenza e di bellezza indicibile e non mai immaginata, vestita di un abito azzurro e il capo coperto di un velo bianco.

Colpita dall’aspetto così venerando della nobile Signora, stupefatta Giannetta esclamò: Maria Vergine!

E la Signora subito a lei: Non temere, figlia, perché sono davvero io. Fermati e inginocchiati in preghiera.

Giannetta ripose: Signora, adesso non ho tempo. I miei giumenti aspettano questa erba.

Allora la beatissima Vergine le parlò di nuovo: Adesso fa quello che voglio da te...

E così dicendo posò la mano sulla spalla di Giannetta e la fece stare in ginocchio. Riprese: Ascolta bene e tieni a mente, perché voglio che tu riferisca ovunque ti sarà possibile con la tua bocca o faccia dire questo...

E con le lacrime agli occhi, che secondo la testimonianza di Giannetta erano, e a lei parvero come oro luccicante, soggiunse:

L’altissimo onnipotente mio Figlio intendeva annientare questa terra a causa dell’iniquità degli uomini, perché essi fanno ciò che è male ogni giorno di più, e cadono di peccato in peccato. Ma io per sette anni ho implorato dal mio Figlio misericordia per le loro colpe. Perciò voglio che tu dica a tutti e a ciascuno che digiunino a pane ed acqua ogni venerdì in onore del mio Figlio, e che, dopo il vespro, per devozione a me festeggino ogni sabato.

Quella metà giornata devono dedicarla a me per riconoscenza per i molti e grandi favori ottenuti dal Figlio mio per la mia intercessione.

La Vergine Signora diceva tutte quelle parole a mani aperte e come afflitta. Giannetta disse: La gente non crederà a me.

La clementissima Vergine rispose: Alzati, non temere. Tu riferisci quanto ti ho ordinato. Io confermerò le tue parole con segni così grandi che nessuno dubiterà che tu hai detto la verità.

Detto questo, e fatto il segno di croce su Giannetta, scomparve ai suoi occhi.

Tornata immediatamente a Caravaggio, Giannetta riferì tutto quanto aveva visto ed udito. Perciò molti – credendo a lei – cominciarono a visitare quel luogo, e vi trovarono una fonte mai veduta prima da nessuno.

A quella fonte si recarono allora alcuni malati, e successivamente in numero sempre crescente, confidando nella potenza di Dio. E si diffuse la notizia che gli ammalati se ne tornavano liberati dalle infermità di cui soffrivano, per l’intercessione e i meriti della gloriosissima Vergine Madre di Dio e Signore nostro Gesù Cristo.

 

 

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