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Il riposo dopo la fuga in Egitto
opera del "Genovesino"
e conservata in S. Imerio
a Expo per i "I tesori d'Italia"

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Anche la Diocesi di Cremona coinvolta in Expo. L’Ufficio diocesano per i Beni culturali e la Parrocchia di S. Imerio, a Cremona, hanno infatti accolto la richiesta di prestito temporaneo dell’olio su tela "Il riposo durante la fuga in Egitto" (1651) di Giovanni Miradori, detto il "Genovesino" (Genova 1600/10 - Cremona 1655/57).

Nei prossimi giorni il dipinto lascerà la chiesa cittadina di S. Imerio, dove è abitualmente collocato, per essere esposto nella mostra curata da Vittorio Sgarbi all’interno del Padiglione di Eataly: “I Tesori d’Italia”. Evento che mira a celebrare le meraviglie artistiche italiane con circa 350 capolavori.

Altre opere del Genovesino a Cremona, dove visse (documenti ne attestano la presenza già dal 1637), lavorò a lungo e morì, sono presenti: in Cattedrale, le “Storie di san Rocco”; in Santa Maria Maddalena, il “San Giovanni Damasceno e la Madonna” (1648); nel Palazzo Comunale, il “Miracolo dei pani e dei pesci” (1647) e l’“Ultima cena”; nel Seminario, la “Nascita di san Carlo” (1642) e, nel Museo Civico; nell’arcipretale di Casalbuttano, è la “Madonna del Rosario e due santi” (1652), nella parrocchiale di Castelleone sono l’“Immacolata Concezione” (1640) e l’“Assunzione”; nella prepositura di Soresina è il “Miracolo di san Bernardo olivetano” e l’“Ultima cena” (1653).

Sgarbi avrebbe voluto nella sua mostra milanese anche la Pala di S. Agata, custodita nell’omonima chiesa cremonese, ma la preziosissima tavola resterà “a casa”, come ha confermato mons. Achille Bonazzi, responsabile dell’Ufficio diocesano per i Beni culturali ecclesiastici.

La rassegna espositiva di Expo – che ha già destato qualche polemica soprattutto a causa della scelta di alcuni “pezzi” d’arte contemporanea (come “La donna carota” di Luigi Serafini), propone una selezione di opere d’arte, dal Medioevo ad oggi, provenienti da chiese, musei, istituzioni e collezioni private.

Tra gli artisti rappresentati, scelti e divisi per regioni (in nome della “biodiveristà dell’arte”), proprio come i ristoranti di Oscar Farinetti, figurano: Agostino da Lodi, Ludovico Carracci, Lorenzo Bernini, Giovanni da Nola, Tiziano, Donatello, Mantegna... Ed ora anche Luigi MIradori.

La mostra “I Tesori d’Italia”, definita da Sgarbi il “Louvre dell’Expo”, resterà aperta per tutta la durata di Expo (quindi fino al 31 ottobre), ad ingresso è gratuito.

 

 

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