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CREMONA - 4 GIUGNO

Il Vescovo al Corpus Domini:
«Nel rapporto con il cibo
la cultura dello scarto»
Invito ad avere maggiore
fame del Pane spirituale

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Da un lato il richiamo a stili di vita e modelli educativi che possano essere passi concreti per smantellare gli squilibri rispetto all’alimentazione nel mondo; dall’altro l’invito ad avere sempre più fame di quel pane spirituale che nell’Eucaristia si fa nutrimento di salvezza. Così il vescovo Lafranconi la sera di giovedì 4 giugno in Cattedrale nella Messa del Corpus Domini, cui è seguita la processione eucaristica per le vie della città.

 

Una trentina i sacerdoti concelebranti, tra i quali il vicario zonale, don Gianpaolo Maccagni, insieme ai parroci della città.

Nell’omelia il Vescovo ha preso spunto dal brano evangelico della moltiplicazione dei pani e dei pesci per una riflessione che si è focalizzata sulla necessità di nutrimento materiale, ma anche di tipo spirituale.

Richiamando le parole di Gesù che invitava i discepoli a provvedere loro stessi per dare da mangiare alla folla, mons. Lafranconi ha affermato: «Quando si tratta di fame e di mangiare, nessun uomo è diverso dall’altro: siamo tutti uguali e tutti abbiamo bisogno di quello che viene prodotto per poter mantenere la nostra vita. Dentro questa parola di Gesù c’è non soltanto l’eco della solidarietà che deve legare tutti gli uomini, ma anche l’attenzione e l’apprezzamento della necessità di ciò che è materiale e terreno per sostenere la vita dell’uomo».

Naturale il riferimento a Expo e al tema dell’alimentazione. Quindi con un nuovo richiamo alla pagina evangelica un chiaro invito: «Nulla deve essere sciupato!». Mons. Lafranconi lo ha ribadito con forza, numeri alla mano. «I dati della FAO – ha affermato – ci dicono che nel mondo ogni anno vengono sprecati 1miliardo e 300mila tonnellate di cibo. E noi sappiamo che circa 800milioni di persone non hanno da mangiare in modo sufficiente. Allora mi pare proprio di vedere, dentro questa situazione attuale, un aspetto che Papa Francesco richiama frequentemente: il rapporto con il cibo può essere assunto come il luogo nel quale si rende più evidente la disarmonia che segna il rapporto dell’uomo con il creato e con gli altri esseri umani. Qui più che altrove la cultura dello scarto si evidenzia in maniera lampante».

Ma il problema dell’alimentazione nel mondo non può essere lasciato solo ai “grandi della terra”. Per ribadire l’urgenza di un impegno collettivo e quotidiano il Vescovo ha richiamato le parole di Papa Francesco in occasione dell’inaugurazione di Expo: «Facciamo in modo che Expo sia occasione di un cambiamento di mentalità, per smettere di pensare che le nostre azioni quotidiane – a ogni grado di responsabilità – non abbiano un impatto sulla vita di chi, vicino o lontano, soffre la fame. Penso a tanti uomini e donne che patiscono la fame, e specialmente alla moltitudine di bambini che muoiono di fame nel mondo». «Un monito – ha spiegato il Vescovo – per dire che il problema non è soltanto nelle mani degli altri, di chi governa il mondo: il problema è anche nelle nostre mani, nel nostro stile di educazione, nel nostro modo di vivere, nella sensibilità che abbiamo di fronte all’evidenza di questo squilibrio».

Ma «non di solo pane vive l’uomo», ha poi ricordato il Vescovo, richiamando l’invito di Gesù: «Cercate il cibo che non perisce, ma che dura per la vita eterna». Così l’attenzione è andata a un altro tipo di alimento: il pane e il vino che nella Messa diventano il Corpo e Sangue di Cristo. «Il Signore – ha affermato il Vescovo – ci ammonisce: ricordati che quel pane e quel vino che hai offerto non bastano per la tua vita; la tua vita ha qualcosa di più, ha aspirazioni più grandi, ha necessità più profonde; sono io, con il mio corpo e con il mio sangue donato, posso saziare queste tue aspirazioni e questa tue necessità. Allora noi ci rendiamo conto di quanto sia importante e bello, nella nostra vita di cristiani, poterci sedere alla mensa dell’Eucaristia: del Corpo e del Sangue del Signore. Poterci sedere alla mensa della Sua parola».

Quindi un vero e proprio appello: «Non perdiamo mai né il gusto, né il desiderio, né la decisa volontà di usufruire di questo pane trasformato nel corpo del Signore e di questo vino divenuto sangue della nostra salvezza».

Proprio questo è stato il senso della processione che, al termine della Messa, ha visto portare il Santissimo per le strade del centro cittadino, richiamando a tutti il significato di questa trasformazione del pane e del vino «perché possono riscoprire anche loro la bellezza e la gioia di ritornare alla mensa del Corpo e del Sangue che dà la vita eterna».

Così, dopo le Comunioni, i fedeli si sono messi in cammino per le strade della città: attraversata piazza del Comune, la processione ha imboccato largo Boccaccino per proseguire poi in via Mercatello, corso Mazzini, piazza Roma (lato sud), via Gramsci, piazza Stradivari, via Baldesio, facendo quindi ritorno in piazza del Comune per accedere nuovamente alla Cattedrale.

Dietro alla croce, in file di quattro, tutti i fedeli laici; poi le religiose e i sacerdoti concelebranti, che precedevano il baldacchino sotto il quale c’era il Vescovo con l’Eucaristia. A chiudere il corteo il gonfalone del Comune, con il sindaco di Cremona Gianluca Galimberti e il vicecomandante delle polizia locale Roberto Ferrari.

A scandire il percorso preghiere e riflessioni, con brani evangelici intervallati da stralci delle omelie che il vescovo Lafranconi ha tenuto in diocesi in questi 14 anni di episcopato. Il tutto scandito dai canti proposti dal Coro della Cattedrale diretto da don Graziano Ghisolfi.

La liturgia è terminata in Cattedrale con le solenne benedizione eucaristica impartita dal Vescovo.

Omelia del vescovo Lafranconi (mp3)

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