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INTERVISTA

Santuario di Caravaggio
Domenica 4 ottobre
l'arrivo del nuovo rettore
don Antonio Mascaretti:
«Per me un grande onore
ma anche un grande impegno»

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Da domenica 4 ottobre il Santuario di Caravaggio avrà ufficialmente il suo nuovo rettore. È questa, infatti, la data scelta per l’insediamento di don Antonio Mascaretti, che il vescovo Lafranconi ha voluto come successore di don Gino Assensi. Un incarico di prestigio che assume ancor più significato per chi, da caravaggino, a quel luogo mariano è particolarmente legato. Lo abbiamo incontrato per porgergli alcune domande.

 

Don Antonio, come ha accolto questa nomina?

«Con molta sorpresa. La richiesta del Vescovo è arrivata davvero in modo inaspettato: essendo parroco da soli sei anni ero convinto che per almeno un paio d’anni sarei rimasto al Boschetto e al Migliaro. L’incarico di rettore del Santuario di S. Maria del Fonte è sicuramente un grande onòre, ma sarà anche un grande ònere».

Questo incarico avrà certamente un significato particolare per lei che è originario di Caravaggio?

«Certamente. Per me, come per tutti coloro che sono di Caravaggio o del circondario, il Santuario è davvero una sorta di “mito”. Anche per questo devo dire che non mi sono reso ancora ben conto della novità. Si tratta di una realtà davvero molto importante. Perciò, proprio perché caravaggino, come raddoppia l’onòre cresce di molto anche l’impegno».

Il suo legame con il Santuario non è dato solo da un fattore geografico...

«L’ho sempre frequentato molto. Fin da piccolino ci andavo spesso con i miei amici: era naturalmente un passaggio obbligato. E poi crescendo ho avuto modo di conoscere e apprezzare molti sacerdoti. È stato un luogo di dialogo profondo».

C’è qualche figura che ricorda in modo particolare?

«Sicuramente quella di don Domenico Vecchi, a cui oggi è intitolata l’unione corale del Santuario. L’ho conosciuto quando era collaboratore parrocchiale in parrocchia, poi è stato trasferito al Santuario e io ho avuto modo di continuare a collaborare con lui».

Per lei quello di rettore non sarà neppure il primo ruolo che ricopre in Santuario?

«Sono stato per un certo tempo organista dopo la morte del titolare, il maestro Romeo Genori. Ma è stato solo un periodo transitorio, fino alla scelta del successore, il maestro Giovanni Merisio, attuale organista titolare del Santuario e direttore dell’Unione corale “Don Domenico Vecchi”, che è molto bravo».

Per lei infatti, con in tasca una laurea in Economia Aziendale all'università Bocconi di Milano, firmata dal senatore a vita Mario Monti, si è aperta poi la strada del Seminario. Nel 1997, a 32 anni, l’ordinazione sacerdotale e poi le esperienze da vicario a Cristo Re e, dal 2004, a Cassano d’Adda; sino alla nomina a parroco del Boschetto nel 2009, con l’aggiunta del Migliaro nel 2012. Ora rettore del Santuario di Caravaggio: cosa comporta questo ruolo?

«Definirei la figura del rettore come quella di un coordinatore. Anzitutto come “primus inter pares” dei sacerdoti del Santuario. Poi rispetto ai dipendenti e ai tanti volontari che fanno fronte alle molte esigenze quotidiane del luogo. Un servizio garantito anche dalla preziosa presenza delle Suore Adoratrici: al Centro di spiritualità così come nel fedele impegno dell’adorazione eucaristica. La vita del Santuario è fatta anzitutto dalle liturgie e dal sacramento della Confessione. Un altro importante capitolo è quello dei pellegrinaggi, con la necessaria accoglienza dei pellegrini, rispondendo alle loro più diverse necessità, sia spirituali che materiali».

Quali saranno le sue priorità una volta a Caravaggio?

«Sicuramente i primi tempi saranno di osservazione e ascolto. Man mano che emergeranno aspetti da sistemare cercheremo di affrontarli nel migliore dei modi. Di qualche dettaglio se ne è già parlato con don Carlo Abbiati, che sta guidando il Santuario in questi mesi di passaggio. Certamente ciò avverrà in piena continuità con il lavoro svolto da don Gino Assensi».

Si sente di dire qualcosa al suo predecessore?

«Devo certamente ringraziarlo per l’importante lavoro che ha svolto in questi otto anni. Ha impostato molto bene tutto il settore liturgico, ha fatto realizzare importanti restauri. Sicuramente è merito suo se oggi abbiamo un Santuario pulito e ordinato. È giusto rendere merito di ciò che di utile ha compiuto, ad di là di certe sterili polemiche che hanno riguardato aspetti che con la vita vera del Santuario davvero hanno poco a che fare».

Ha già avuto modo di incontrare sacerdoti e operatori del Santuario?

«Sì, l’occasione è stata, venerdì scorso, la Messa per il 50esimo di don Anselmo Gorni, sacerdote cooperatore del Santuario che è stato nel Consiglio d’amministrazione dell’Istituto diocesano per il sostentamento del clero. Ho così avuto modo di incontrare il personale e i sacerdoti. Con alcuni dei quali c’è un particolare legame, come con don Gabriele Filippini, mio compagno di Messa».

Quando l’insediamento ufficiale da rettore?

«Abbiamo scelto la data del 4 ottobre, la domenica successiva al pellegrinaggio diocesano. Non ci sarà un rito particolare, come ad esempio per l’ingresso dei parroci, per il quale è prevista la presenza del Vescovo. Sarà una Messa – quella delle ore 16 – concelebrata dai sacerdoti della comunità del Santuario».

Insieme all’incarico di rettore manterrà anche quello di presidente dell’Istituto diocesano per il sostentamento del clero? Come concilierà le due mansioni?

«Sì, il Vescovo mi ha chiesto espressamente di continuare a mantenere l’incarico di presidente dell’Istituto diocesano per il sostentamento del clero. L’idea è quella di dedicarvi due giorni alla settimana, in modo continuato. Avrò a disposizione un piccolo appartamento nei pressi dell’Istituto in modo da non dover fare avanti-indietro. Gli altri giorni della settimana sarò in Santuario e sarà lì che risiederò. Ho chiesto ai miei collaboratori all’Istituto di ripensare un po’ l’organizzazione interna in modo da conciliare le esigenze d’ufficio con i miei due giorni di presenza. Certo poi non mancheranno eccezioni: nei periodi maggiormente intensi per il Santuario dedicherò più tempo al Santuario, in quelli di maggior calma in cui magari vi sono scadenze particolari dal punto di vista amministrativo magari potrò dedicare qualche ora in più all’Istituto. Cercheremo di calibrare in base alle necessità».

Chiudiamo l’intervista guardando anche alla sua parrocchia, che lascia per un incarico molto diverso...

«Ci pensavo proprio in questi giorni di Grest: la prossima estate, per la prima volta, sarà senza questa esperienza che mi accompagna da quando sono prete. Non so bene cosa dire: certamente sarà diverso. In questi anni ho sperimentato che in parrocchia c’è il contatto con la comunità, si possono approfondire amicizie. Da rettore questo sicuramente mancherà, ma ci saranno i gruppi di pellegrini e le confessioni. È davvero un ruolo diverso. Quello in parrocchia è stato un momento importante e bello della mia vita, che spero di poter tornare a vivere in futuro».

 

 

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