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ANNO PASTORALE 2015
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PASTORALE GIOVANILE

Messaggio del vescovo Dante
per il nuovo anno oratoriano
dal titolo "Beati noi"
Filo conduttore le Beatitudini

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“Beati noi. Sfide giovani per la vita”: questo lo slogan dell’anno oratoriano 2015/16, reso noto insieme al messaggio del Vescovo agli oratori. Da mons. Lafranconi tre richiami legati agli eventi che scandiranno il prossimo anno: la Gmg di Cracovia, l’Anno della Misercicordia e, infine, il Sinodo sulla famiglia con il Convegno ecclesiale di Firenze. Nel proprio messaggio mons. Lafranconi propone alcune suggestioni che potranno sostenere la progettualità e la vita concreta degli oratori e dei percorsi di pastorale giovanile.

L’umanesimo cristiano, che sarà messo in luce al Convegno ecclesiale di Firenze, è matrice della proposta educativa in oratorio e nella pastorale giovanile: dentro la forza dirompente e profetica delle Beatitudini nasce una proposta affascinante per le giovani donne e i giovani uomini di oggi; è offerta una vocazione, è donata una qualità dell’umano.

«Possiamo ancora sognare e lasciarci animare da quanto speriamo – spiega don paolo Arienti, responsabile dell’Ufficio diocesano per la Pastorale giovanile –: un servizio educativo appassionato, testimone del desiderio grande di vivere in pienezza; una fiducia che viene dal Vangelo, da riporre nei più giovani, nel loro cuore, assetato contro ogni idolatria di verità e di bene, bisognoso – accanto agli adulti – di scoprire gli orizzonti della felicità più autentica. L’Umanesimo cristiano si radica in una proposta di pienezza e di felicità. Le Beatitudini ne articolano lo spirito».

«Beati noi! – scrive il Vescovo – è una sintesi bella e alta: porta con sé il richiamo alle Beatitudini con cui Matteo apre il discorso della Montagna; ci sfida a immergerci nel desiderio di tutti, e dei più giovani in particolare, ad essere felici; ci propone di considerare il Vangelo come parola di vita attuale per noi, oggi».

Non manca neppure un riferimento al sottotitolo “Sfide giovani per la vita”. «Sfide! – prosegue il Vescovo – Abbiamo bisogno di accorgerci e stupirci ancora della sfida evangelica, a volte normalizzata o anestetizzata. Che le Beatitudini siano una delle sfide più grandi che il Signore abbia rivolto ai suoi interlocutori, è evidente».

«Dentro questa vita – sottolinea ancora il Vescovo – c’è spazio per una vocazione grande, per una qualità dell’umano che Dio benedice e indica come via per la vera felicità. E dell’uomo vengono toccate tutte le dimensioni: gli affetti, i desideri, le speranze, le scelte, gli stili di vita… Le Beatitudini possono davvero accompagnarci nella sfida a essere di più e meglio uomini e donne! Possono davvero suggerirci che questa vita beata è possibile, per noi e per i più giovani che incrociamo! Possono davvero rimotivare la nostra testimonianza, attinta dalle grandi promesse evangeliche!»

Nel successivo passaggio della lettera agli oratori il Vescovo evidenzia come i primi a dover essere «coinvolti» e «contagiati dal Vangelo» devono essere prima di tutto «gli adulti, i genitori, i sacerdoti e quanti aiutano dentro e attorno l’Oratorio. I primi a essere chiamati alla beatitudine siamo noi: noi che con generosità, passione e qualche preoccupazione spendiamo energie e nutriamo desideri grandi per i ragazzi delle nostre comunità». E aggiunge: «Non rischiamo a volte di accontentarci o peggio di arrenderci, scegliendo l’indifferenza o la via della ritirata polemica? L’educazione è per eccellenza l’arte del rischio, della scommessa, della speranza: l’arte di chi sa di sacrificare tempo ed energie, perché il miracolo del bene possa continuare!».

Poi una precisa richiesta: «Chiedo con forza che in tutti gli Oratori si possa dedicare qualche momento all’approfondimento del tema dell’anno: vi suggerisco qualche occasione di lettura della Parola e momenti di preghiera condivisa, pensando che ci si possa anche incontrare tra parrocchie o nelle zone. Convergiamo sul Convegno ecclesiale che celebreremo insieme a settembre in cattedrale; viviamo le tappe successive proposte in diocesi; diamoci in Parrocchia occasioni di ascolto, meditazione e preghiera innanzitutto per noi e per il nostro compito: non sarà mai tempo perso, tempo sottratto alle cose! Anzi: sarà proprio l’anima profonda di quelle cose».

L’attenzione viene quindi indirizza ai ragazzi. E anche qui una parola di conforto da parte del Vescovo: «So che le fatiche educative sono molte e diffuse, soprattutto quando si cerca di proporre di più e si suggeriscono passi più decisi. Non scoraggiamoci e non dimentichiamo che, se il terreno non ci sembra sempre favorevole, siamo debitori di una proposta bella e affascinante: il Vangelo può ancora interessare e scaldare il cuore proprio perché non fa sconti, non guarda in faccia alle arroganze di nessuno, non seleziona i bravi dai non-bravi; parla al cuore di tutti e sa seminare e lavorare nella forza dello Spirito. Nella cultura di oggi abbiamo il compito di indicare punti di riferimento e di rilanciare proposte non banali: nessuno si interesserà a uno spazio deserto o resterà affascinato da uno stile che si omologa a tante schiavitù vecchie e nuove. A noi spetta il compito di vedere nella vita dei più giovani la bellezza di una vocazione vera e grande, un po’ come Michelangelo che osava vedere nel marmo la tensione vitale delle sue opere, con sguardo prospettico e forse con una buona dose di speranza».

Con un richiamo chiaro perché l’accompagnamento dei ragazzi sia il più possibile di tipo personale. «Le Beatitudini – scrive ancora il Vescovo – potranno scaldare il cuore anche dei ragazzi più poveri e marginali, troppo spesso considerati dalla società dello scarto come “persi”. A tutti, lo ripeto, è offerto il Vangelo e tutti hanno il diritto di chiedere ai cristiani, adulti e giovani in primis, l’onore della testimonianza: una comunità vera di fratelli, proposte di bellezza e di senso e non solo parole. Aiutiamoci con tutte le forze a costruire questa Chiesa che è ad un tempo dono del Signore e delicata responsabilità, posta innanzitutto nelle mani di quanti hanno la grazia di lavorare nella vigna fin dalle prime ore».

Il messaggio del Vescovo si conclude con un augurio: «Sull’onda di queste suggestioni voglio augurare a tutti voi, dal profondo del cuore, entusiasmo e passione, fede e speranza. Vi ribadisco il “grazie” fraterno della Chiesa cremonese per il lavoro, gratuito e anonimo, che vi sobbarcate, davanti a ferialità faticose, ad un annuncio della fede non facile, a tante situazioni problematiche. Il Signore conosce quanto c’è nel cuore di ciascuno! Egli ci assicura una vocazione grande e la forza del suo Spirito. Con la mia benedizione e il mio ricordo nella preghiera».

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