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CREMONA - 21 LUGLIO

Mons. Lafranconi: «Svegliate
il mondo dalla tiepidezza»
A S. Luca Messa del Vescovo
per i Barnabiti in pellegrinaggio
sui luoghi del santo Fondatore

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È stata la Messa presieduta dal vescovo Lafranconi nella chiesa di S. Luca, a Cremona, a suggellare il pellegrinaggio di una sessantina di Chierici regolari di san Paolo (meglio conosciuti come Barnabiti), di cui diversi di origine straniera, nei luoghi del fondatore. Un itinerario spirituale che martedì 21 luglio ha avuto inizio proprio dalla città del Torrazzo, dove l’8 dicembre 1502 nacque sant’Antonio Maria Zaccaria.

Omelia del vescovo:   mp3   pdf

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La liturgia, vissuta in un clima di grande familiarità, è stata celebrata nella chiesa all’angolo tra corso Garibaldi e viale Trento e Trieste che ospita la comunità barnabita cremonese. Una cinquantina i sacerdoti concelebranti. Non mancavano poi alcuni giovani prossimi alla professione solenne e al diaconato. E naturalmente a S. Luca erano presenti anche le due suore Angeliche (Istituto fondato da sant’Antonio Maria Zaccaria insieme ai Chierici regolari di san Paolo) presenti a Cremona con alcuni dei membri dell’ex Circolo Zaccaria.

«Sono molto contento di condividere con voi – ha esordito il Vescovo nell’omelia – questa celebrazione eucaristica che, non solo onora questo cremonese che è sant'Antonio Maria Zaccaria, ma in qualche maniera è un'occasione per tutta la comunità cristiana per ripensare al valore e alla bellezza della Vita consacrata, visto che siamo nell'anno dedicato alla Vita consacrata».

Un tornare agli inizi che per mons. Lafranconi deve tradursi in una sorta di esame di coscienza, oltre che un’occasione per «riattingere con entusiasmo alla freschezza delle origini». «Voglio dirvi – ha quindi affermato – che tutta la comunità cristiana di questa Chiesa prega il Signore con voi e per voi, perché la freschezza iniziale del carisma suscitato attraverso sant'Antonio Maria Zaccaria continui a diffondersi: non solo a vivere dentro di voi, ma a lasciare i suoi segni, ovunque voi siate e operiate».

Proprio guardando alla figura del santo cremonese, con un legame alla parole di Papa Francesco ad apertura dell'Anno della Vita consacrata, il Vescovo ha riproposto ai Barnabiti un preciso impegno: «Svegliate il mondo!». «A guardare bene – ha spiegato – questa è stata anche l’intuizione di sant'Antonio Maria Zaccaria. In un mondo che vedeva intiepidito e distratto di fronte al grande amore di Dio, di cui la croce è il simbolo, il suo desiderio è stato quello di risuscitare dentro il cuore dei cristiani e della Chiesa un fervore di amore per il Cristo crocifisso e nel servizio alla Chiesa. In sant'Antonio Maria Zaccaria mi ha sempre colpito questo suo avere in uggia la tiepidezza. La tiepidezza nasce dall'indecisione, dal voler accontentare se stessi, senza dire di no alla proposta del Vangelo ma nello stesso tempo senza essere troppo esagerati: potremmo dire, con quel tanto che basta per essere sicuri di non andare all'inferno. Risvegliare il carisma iniziale è ritrovare il gusto della santità!».

«Se io penso a sant'Antonio Maria Zaccaria e a che cosa dice oggi a me e alla Chiesa – ha chiarito ancora il vescovo Lafranconi – la prima risposta la trovo proprio qui: nel vincere ogni forma di acquietamento, nel superare la soddisfazione di noi stessi solo perché non siamo cattivi, ma senza la voglia, l'entusiasmo e il gusto di essere altamente rispondenti al Vangelo. Contro la tiepidezza!».

«Allora – ha concluso mons. Lafranconi – chiediamo tutti insieme al Signore, attraverso l’intercessione di sant'Antonio Maria Zaccaria, la grazia di apprendere, come abbiamo pregato nell’orazione iniziale, la sublime scienza di Cristo crocifisso; e di vedere come il vostro fondatore, ricolmo di essa in modo mirabile, è stato spinto incessantemente a predicare nella Chiesa il messaggio della Croce. Spinto incessantemente: non nel senso che nei 37 anni della sua vita ha continuato a dire questo messaggio, ma nel senso che continua a farlo ancora oggi. Attraverso certamente tutti i cristiani, ma in modo particolare attraverso di voi che ne assumete il carisma e ne ottenete la grazia».

 

Sant’Antonio Maria Zaccaria

Antonio Maria Zaccaria nacque a Cremona l’8 dicembre 1502, nella festa dell’Immacolata. Laureto in medicina a Padova, si buttò a capofitto nell’opera di evangelizzazione e si prodigò come medico verso i malati. Nel 1529 fu ordinato sacerdote nella Cattedrale di Cremona, nella cappella di S. Giuseppe, dal vescovo Luca di Seriate. Celebrò la prima Messa nella chiesa di S. Vitale, dove, da laico, aveva insegnato catechismo.

Ordinato sacerdote, in mezzo alle vicende del sacro romano impero e alla diffusa inquietudine religiosa provocata dalla Riforma protestante, si dispose a dedicare tutte le proprie energie per riportare "gli uomini moderni" a Dio, introducendo nella Chiesa cattolica un manipolo di religiosi e religiose, sinceramente "riformati". Per dare concretezza e poi lanciare il suo progetto, scelse la prestigiosa città di Milano. Qui, nel 1530, insieme ad alcuni compagni e con l’aiuto di Ludovica Torelli, contessa di Guastalla, di cui era diventato il cappellano, diede vita a un Collegio di sacerdoti, i “Chierici regolari di san Paolo” (Barnabiti, approvati nel 1533), al “Collegio delle Angeliche di san Paolo” (suore di vita attiva – cosa inedita per quei tempi – approvate nel 1535). Una terza famiglia religiosa furono i Laici, collaboratori dei Chierici nelle Missioni, chiamati i “Maritati di san Paolo”. Punto di riferimento per l’azione evangelizzatrice doveva essere l’amore per Cristo crocifisso vivo nell’Eucaristia, nello spirito di san Paolo apostolo.

Antonio Maria Zaccaria, grande riformatore, precursore del Concilio Vaticano II, morì a Cremona, tra le braccia della madre, nella casa natale, consumato dalle fatiche, il 5 luglio 1539, a 37 anni non ancora compiuti. Fu canonizzato da Leone XIII nel 1897. Giovanni Cazzani, vescovo di Cremona, il 12 dicembre 1917, lo proclamò patrono secondario della diocesi, del clero e delle associazioni giovanili cattoliche.

Importanti nella spiritualità di sant'Antonio Maria furono la devozione al Cristo Crocifisso e il ricordo, ogni venerdì pomeriggio, della morte di Gesù. Senza tralasciare l'amore per l'Eucaristia: oltre alla pratica delle Quarant'ore, fu proprio il santo cremonese a volere che il Santissimo non rimanesse recluso nelle sagrestie, ma fosse al centro dell'aula liturgica. E poi la studio della Parola di Dio, con una particolare attenzione ai testi paolini.

In diocesi di Cremona non vi è alcuna chiesa dedicata a sant’Antonio Maria Zaccaria: intitolati a lui solo la parrocchia del Seminario e la piazza antistante il Palazzo vescovile.

 

I Barnabiti a Cremona

I Barnabiti si insediarono stabilmente in Cremona nel 1570: prima nel monastero di S. Giacomo, sostituendo gli Umiliati; poi nel nuovo monastero dei Ss. Giacomo e Vincenzo, quando ottennero la chiesa di S. Vincenzo. Nel 1789 si trasferirono a S. Pietro al Po, rimanendovi fino al 1800. Si spostarono, quindi, presso la chiesa di S. Marcellino.

Tornati a Cremona dopo le soppressioni napoleoniche per volontà del vescovo Geremia Bonomelli, si insediarono presso la chiesa di S. Luca, fino a qualche anno fa sede di un importante centro culturale, e dove nacque all'inizio del XX secolo uno dei primi oratori. Secondo le indicazioni del vescovo Bonomelli fu anche aperta una scuola elementare per il popolo e il Seminario Minore dei Barnabiti della Lombardia.

Per la Congregazione dei Chierici Regolari di san Paolo il calo delle vocazioni in Italia e in Europa (Belgio, Spagna e Albania) è controbilanciato dalle fioriture nei Paesi in cui sono nate nuove fondazioni: in particolare il Messico e l’India, ma anche il Brasile, le Filippine e l’Africa. Ultima nata la fondazione del Bangladesh.

A Cremona sono presenti anche le Angeliche di san Paolo, ritornate in città dopo la soppressione napoleonica. Nel 1987 si stabilirono vicino a quella parte del loro antico monastero di S. Marta rimasto quasi intatto, per impegnarsi pastoralmente nella parrocchia cittadina di S. Imerio.

 

 

 

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