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DOPO LA SENTENZA DI LIVORNO

Don Maglia (Coop. Cittanova):
«Giustificato il sostegno:
è interesse della collettività
la piena operatività
della scuola paritaria»

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Nell’ambito del dibattito apertosi a seguito della sentenza della Corte di Cassazione che ha stabilito che due scuole cattoliche livornesi dovranno pagare gli arretrati di Ici/Imu per gli anni dal 2004 al 2009, pubblichiamo una riflessione di don Irvano Maglia, presidente della Coop. Cittanova, cui fanno riferimento otto scuole paritarie, tra istituti per l’infanzia e primari, di Cremona e provincia.

In merito alla sentenza della Corte Costituzionale relativa all’obbligo del pagamento ICI per due scuole di enti religiosi nel comune di Livorno, mi pare di poter dire che la Corte ragiona secondo le leggi dello Stato italiano, il quale non promuove il diritto di libera scelta educativa della famiglia rispetto ai figli, anzi sfrutta le famiglie che esercitano questo diritto e gli enti gestori delle scuole pubbliche a gestione privata, le scuole paritarie. Lo si nega, ma di fatto si promuove una scuola unica, come gli stati totalitari. L’ambiguità della legislazione sull’ICI ne è un esempio.

In generale a fronte del riconoscimento della legittimità e del valore delle scuole paritarie, lo Stato non ha stabilito criteri oggettivi sulla base dei quali quantificare l’entità dei contributi economici, così che lo stato stesso e gli altri enti pubblici seguono criteri che rispondono a scelte unilaterali, che non hanno riferimento ai costi reali delle scuole.

Si auspica che lo Stato quantifichi, ogni anno, la somma che intende versare per ogni alunno delle scuole paritarie sulla misura del costo di ogni alunno delle scuole statali di pari grado e proceda all’erogazione alle famiglie attraverso la forma del credito di imposta.

La contestazione all’erogazione di contributi da parte dello Stato alle scuole paritarie si suole fondare sull’art. 33 della costituzione che recita:

  1. L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento.
  2. La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione e istituisce scuole statali per tutti gli ordini e i gradi.
  3.  Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole e istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.
  4. La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.
  5. È prescritto un esame di Stato per l'ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l'abilitazione all'esercizio professionale.
  6. Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.

Le contestazioni si richiamano al comma 3, all’inciso “…senza oneri per lo Stato”. Al proposito si osserva:

  1. L’inciso va letto alla luce del comma 4 “… assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali”.
  2. I contributi statali non potranno essere erogati per l’istituzione di scuole non statali, ma non si vietano contributi alle famiglie ordinati ad affrontare le spese annuali corrispondenti al costo per la frequentazione delle scuole paritarie dei loro figli, al pari di quanto lo stato eroga ogni anno per gli alunni delle scuole statali.
  3. In uno Stato, che secondo il principio di sussidiarietà si articola in autonomie locali, non si vietano contributi di enti quali Regioni e Comuni.
  4. La stessa Corte Costituzionale italiana il 12 marzo 1998 si è pronunciata a favore della legittimità dei contributi di enti pubblici alle famiglie per permettere alle famiglie stesse di scegliere la scuola per i propri figli. Tanto che le contestazioni all’erogazione dei contributi pubblici alle scuole paritarie non seguono più la via giuridica, ma quella politica (vedi referendum consultivo del Comune di Bologna di alcuni anni fa, in cui si chiedeva ai cittadini e non ai giudici di pronunciarsi sulla volontà di dare o non dare il contributo alle scuole paritarie).

Dovrebbe essere noto come i costi della scuola non statale in Italia, a differenza della quasi totalità degli stati europei, ricadano in gran parte sulle spalle delle famiglie e degli enti gestori.

Secondo i dati del Ministero, i costi sostenuti dallo Stato per la frequenza per singolo alunno nei due sistemi scolastici sono i seguenti:

 

scuole statali

scuole non statali

scuola dell'infanzia

€ 6.166

€ 529

scuola primaria 

€ 7.336

€ 787

Appare dunque evidente che la scuola pubblica non statale, oltre a espandere l’offerta formativa come auspicato dalla legge italiana, permette allo Stato un ingente risparmio di risorse economiche, calcolati in oltre 6 miliardi di euro all’anno.

Di contro, le famiglie che scelgono la scuola non statale si trovano a contribuire due volte a questa spesa: sia attraverso le tasse, sia versando il contributo di frequenza.

Gli enti gestori, quale la nostra Diocesi, ripianano i bilanci e si accollano tutte le spese di ordinaria e straordinaria manutenzione con oneri notevolissimi. Oneri che dovrebbero assumersi le pubbliche amministrazioni qualora le nostre scuole non ci fossero.

Soltanto le Amministrazioni comunali, che provvedono agli stabili delle scuole dell’infanzia e primaria statali, fanno fronte alle spese legate alle suddette scuole che richiedono ingenti esborsi, verosimilmente per:

  • manutenzione ordinaria e straordinaria delle strutture scolastiche,
  • riscaldamento e utenze,
  • assicurazioni, sicurezza, servizi tecnici,
  • gestione della mensa, sostegno alle famiglie non solventi,
  • pulizia e manutenzione del verde,
  • segreteria, amministrazione e tesoreria,
  • servizio di pulmino per alunni, etc.

È fondato ritenere che sia interesse, anche economico, della collettività la piena operatività della scuola paritaria e giustificato il sostegno economico proporzionato ai costi, da parte degli Enti pubblici.

Don Irvano Maglia

 

 

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