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Tempo di fare bilanci
dopo le "vacanze" di servizio
della Drum Bun Family
in Romania, Albania e Calabria

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Tempo di bilanci per la “Drum Bun (Buon Viaggio, in romeno) Family”, il gruppo cremonese, coordinato da don Pierluigi Codazzi, che da ormai 17 anni promuove esperienze di solidarietà all’estero, in Romania e Albania, ma non solo. L’occasione è stata nei giorni scorsi, in occasione del ritrovo al termine dell’esperienza di volontariato. Il ricambio generazionale, l’attenzione all’educazione degli adulti, il mantenimento dei rapporti anche durante il resto dell’anno, la formazione dei volontari e l’impatto delle nuove tecnologie “social” sulle relazioni interpersonali sono le sfide che accompagneranno il prossimo cammino.

In foto il gruppo cremonese in Albania
con il "fidei donum" don Fiocchi

«Nei giorni scorsi – afferma don Codazzi, responsabile del Servizio diocesano per il disagio dell’età evolutiva e coordinatore delle esperienze di volontariato Drum Bun – ci siamo incontrati per fare il punto della situazione. C’è stato un sostanziale, quanto naturale, ricambio dei volontari: rispetto al passato, i giovani coinvolti provengono da diverse zone della Diocesi. Serve quindi, oltre al lavoro inevitabile di formazione specifica, investire nel gruppo, affinché il ritorno a casa non coincida con la perdita di legami importanti per loro e per l’efficacia del nostro intervento sul territorio. Difficoltà nel trovare studenti disponibili a esperienze come queste non ne abbiamo mai avute. Anche quest’anno sono stati una quarantina i giovani coinvolti. Adesso, secondo me, devono approfondire la conoscenza reciproca. Già sto studiando occasioni di relazione per dare più continuità alla loro formazione. Non voglio che l’esperienza di volontariato estivo sia una sorta di “apri e chiudi”».

I “vecchi” volontari sono cresciuti, magari hanno messo su famiglia, ed oggi vengono gradualmente sostituiti da forze nuove che vanno amalgamate e che stanno già sperimentando alcuni servizi: per lo più attività di alfabetizzazione a favore degli stranieri ospitati a Cremona dalla cooperativa Nazareth.

Il cambiamento generazionale non riguarda, però, solamente i volontari. «La diffusione della rete e dei social media sta trasformando profondamente i giovani – continua don Codazzi –. Passano più tempo da soli, davanti al computer o al cellulare, e anche per noi diventa più difficile coinvolgerli nelle attività di animazione. In Romania, ad esempio, noi interveniamo da anni in parrocchie cattoliche delle grandi città. Qui la dispersione è notevole e riuscire a portare a termine l’opera educativa sui singoli diventa arduo. La Romania, con i pro e i contro immaginabili, sta crescendo molto rapidamente: se prima la parrocchia poteva essere l’unico punto di riferimento, oggi non è più così. Anche per noi si apre una nuova sfida».

Capitolo differente quello dell’Albania. «Qui, specie nel nord montagnoso non toccato dal turismo legato al mare del sud, – spiega il sacerdote – il problema è l’immobilismo. I ragazzi investono pochissimo sul loro futuro in loco e sognano di trasferirsi in Svezia, Danimarca o in Germania. Ogni anno, quando torniamo lì, si vede che i ragazzini che avevamo incontrato l’anno prima sono scomparsi, magari perché si sono solo trasferiti in città più grandi».

L’investimento nell’educazione dei più piccoli resta il fine privilegiato di questa proposta di servizio, ma andando anche oltre: «In Romania, specialmente – prosegue don Codazzi – il lavoro da fare adesso è sul coinvolgimento degli adulti e delle famiglie che spesso restano in loco. I giovani si spostano più agevolmente e per noi, e per gli educatori, concentrarsi solo su di loro è un continuo ripartire dall’inizio. Indispensabile, inoltre, è creare una sorta di continuità che duri tutto l’anno, evitando interventi spot. Su questo, anche internet può essere d’aiuto. Per il futuro dobbiamo però pensare anche ad un tipo di animazione diversa e più specifica per le diverse età dei ragazzi che vogliamo coinvolgere».

Cambia il contesto umano della popolazione e cambia, di conseguenza, anche il tipo di intervento da attuare. «In Romania – spiega ancora don Pier – abbiamo promosso diverse case-famiglia e un centro di recupero per ragazzi in situazione di forte fragilità. Se il benessere si diffonde (ma i salari restano bassi) resta grave la situazione dei pre-adolescenti e degli adolescenti per i quali abbiamo promosso borse lavoro e contesti (appartamenti) parzialmente protetti dove poter crescere in sicurezza. La “povertà” familiare, non diminuisce certo. Educare i ragazzi all’autonomia, inoltre, è indispensabile per il loro futuro, tanto più che là, raggiunta la maggiore età, tanti escono di casa per sempre».

Come gli in passato, l’impegno dei giovani volontari non è stato indirizzato solo all’estero: una delle mete è stata, infatti, anche la Calabria. «È stata un’esperienza significativa – afferma ancora don Codazzi – svolta in tre turni. Novità di quest’anno è stato il coinvolgimento di numerosi minori stranieri non accompagnati seguiti da noi a Cremona. È stata una scelta importante affiancarli agli educatori affinché potessero collaborare alla raccolta di pomodori in una cooperativa agricola locale. È stata una sorta di vacanza/lavoro molto importante: abbiamo visto come l’attività nei campi possa essere più utile alla loro motivazione e al loro coinvolgimento che non l’opera di alfabetizzazione pura e semplice. Ed è stata anche una bella occasione per conoscere una realtà del sud così diversa dalla nostra, e con la quale confrontarsi. Anche qui serve più continuità nell’azione educativa, affinché ad inizi scoppiettanti segua un impegno duraturo e costruttivo. Fra l’altro abbiamo potuto approfondire legami che potranno crescere anche in termini di scambi commerciali. I prodotti calabresi potranno essere venduti presto nel nostro negozio biologico, ad esempio».

Una estate piena di sfaccettature e peculiarità da scoprire a contatto diretto con il territorio, «sperimentando – conclude il sacerdote – una Chiesa di comunità vissuta come scambio profondo, capace di far maturare in noi una sensibilità diversa e più pronta al confronto».


Foto di gruppo dalla Romania 

 

 

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