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NUOVI PARROCI / 1

Il 5 settembre a Calcio
l'ingresso di don Santambrogio
Il Vescovo: comunione
per scardinare l'indifferenza

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La qualità di una comunità cristiana si valuta dallo stile della comunione che la caratterizza e che diventa servizio nei confronti degli altri, vincendo l’indifferenza. È questo il messaggio, e il compito, che sabato 5 settembre il Vescovo ha proposto alla parrocchia di Calcio in occasione dell’insediamento del nuovo parroco, don Fabio Santambrogio, a cui mons. Lafranconi ha augurato di essere in mezzo alla comunità portatore di una parola che consenta di ritrovare i fondamenti della propria speranza.

Omelia del Vescovo:  mp3   pdf

Saluto del nuovo parroco (mp3)

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È dalla Bergamasca, e per la precisione da Calcio, che hanno preso il via la celebrazioni di ingresso dei nuovi parroci nominati nei mesi estivi dal Vescovo. Prima tappa appunto la comunità di S. Vittore, orfana del proprio pastore dopo la prematura scomparsa di don Massimo Morselli.

Tutto ha avuto inizio intorno alle 15.30 presso la scuola delle Suore di Maria Bambina, proprio di rimpetto alla chiesa. Prima don Santambrogio e poi il vescovo Lafranconi sono stati accolti in maniera solenne dal corpo bandistico S. Gottardo.

Quindi si è formata la processione diretta alla chiesa parrocchiale. Dietro gli stendardi e i gonfaloni delle associazioni del paese, i ministranti con i confratelli del Santissimo Sacramento; poi i sacerdoti concelebranti (in particolare legati alle parrocchie in cui don Santambrogio ha svolto il proprio ministero). Accanto al Vescovo, il nuovo parroco e il vicario zonale, don Marco Leggio. Naturalmente non mancavano il vicario don Matteo Bottesini e il collaboratore parrocchiale don Carlo Merisi.

All’ingresso della chiesa una sosta, per ricevere il saluto del primo cittadino di Calcio, Elena Comendulli. Presenti anche i comandanti dell’Arma e della Polizia locale; oltre al sindaco di Martignana di Po, Alessandro Gozzi. La Comendulli ha rivolto un caloroso benvenuto al nuovo parroco e al Vescovo, che ha voluto ringraziare per aver concesso in tempi brevi un nuovo sacerdote. E il pensiero naturalmente è andato anche al compianto don Morselli. Il sindaco ha assicurato al nuovo parroco che non sarà «mai solo», garantendo una sincera collaborazione, pur nella distinzione dei ruoli. Nel suo intervento anche un forte richiamo alla necessità di scardinare l’indifferenza.

In chiesa, dopo il saluto liturgico del Vescovo, il vicario zonale ha dato lettura del decreto di nomina del nuovo parroco. Al termine, don Santambrogio ha asperso l’assemblea con l’acqua benedetta e incensato la mensa eucaristica, due gesti caratteristici del rito di insediamento dei nuovi parroci.

Quindi Emanuele Mazzotti, membro del Consiglio pastorale parrocchiale, ha letto il saluto di benvenuto dell'intera comunità, «ricca di strutture e di risorse». Da qui la richiesta di «aiutarci a costruire comunione e armonia tra i vari gruppi, e a fare in modo che ciascuno lavori solo ed esclusivamente a servizio del Vangelo e degli ultimi». Anche nelle parole del rappresentante parrocchiale non è mancato il riferimento al periodo della malattia del predecessore, con un ricordo ai suoi familiari che «sono stati per noi, con la loro testimonianza nel dolore, un profondo esempio di fede». «Con don Massimo – ha proseguito – avevamo iniziato un profondo cammino di discernimento e di rinnovamento che aveva come obiettivo principale l’acquisizione di una coscienza comunitaria». Un percorso che la comunità intende continuare con convinzione. Infine l’abbraccio di Mazzotti al nuovo parroco e un regalo: un camice liturgico.

Nell’omelia il Vescovo ha preso spunto dai brani della Scrittura per alcune considerazioni. Anzitutto rispetto alla vita di un parroco che «spesso si incontra con persone smarrite di cuore: per motivi di carattere familiare, per la sofferenza, per la mancanza di lavoro, per evenienze che scombinano i progetti fatti della vita. Anche oggi quanti smarriti di cuore!». E ancora: «Un prete in mezzo alla sua gente deve avere il coraggio di dire parole anche non comprensibili immediatamente. Parole che anche vengono rifiutate lì per lì. Quello che conta è che dica parole vere, che dica parole pienamente conformi alla Parola di Dio! Lo auguriamo a don Fabio: essere in mezzo alla comunità come portatore di una parola che consenta anche agli smarriti di cuore di ritrovare i fondamenti della propria speranza; e che non si scoraggi se a volte queste parole da lui dette, proprio perché non corrispondono alle aspettative immediate di chi le ascolta, possano trovare rifiuto».

Poi l’attenzione si è spostata alla comunità. E dalle Letture un ulteriore richiamo: non essere una comunità indifferente. «Mi ha colpito – ha detto il Vescovo – nelle parole di saluto rivolte dal sindaco, l'immagine, molto bella, di ricorrere al grimaldello per vincere l'indifferenza. È vero: spesso viviamo gli uni accanto agli altri, ma anche così indifferenti gli uni nei confronti degli altri. E non pensiamo soltanto a quella indifferenza che fa venire le lacrime agli occhi di fronte alle scene degli immigrati e del modo con cui vengono trattati; di questa incapacità dell'Europa a riconoscere che questa è povera gente, che la loro vita vale prima e più di ogni altra cosa. Non inutilmente il Papa continua a ritornare su questo tema. Noi cristiani dovremmo farci un po’ di esame di coscienza! Ma non è soltanto questa indifferenza che possiamo vedere negli scenari dell’Europa o del mondo: pensiamo anche all’indifferenza più spicciola che segna le relazioni dentro le nostre comunità parrocchiali».

Superare l’indifferenza significa fare comunità. «Se una comunità cristiana – ha ricordato mons. Lafranconi – non è più capace di esprimere in maniera visibile e forte l'unità e la comunione, questa comunità cessa di essere segno di Gesù Cristo. Possiamo anche dire che il cupolone di Calcio si vede da lontano: ma non basta vedere il cupolone, bisogna vedere quello che ci sta sotto! Bisogna vedere il segno di una comunità viva, il segno di una comunità che si interessa degli interessi di Dio, ma anche degli interessi dei fratelli nella carità. Altrimenti i nostri segni sono invisibili o incomprensibili!». Poi altri esempi concreti: «Non soltanto siamo invitati a vincere l'indifferenza sapendoci interessare degli altri, ma a vincere anche tutte le tentazioni che portano ai pregiudizi, che, proprio perché tali, creano incomunicabilità. Una comunità cristiana – ne sono convinto sempre più fortemente! – non si qualifica per il numero, neanche per quello delle Comunioni che si fanno: una comunità cristiana si qualifica per lo stile della comunione che diventa servizio nei confronti degli altri, di tutti!».

Al termine dell’omelia, il nuovo parroco ha recitato da solo la professione di fede (il Credo), segno che sarà lui il primo responsabile della diffusione e della difesa dei contenuti della fede nella comunità.

Alla fine della Messa, animata dalla corale parrocchiale S. Vittore, l’atteso intervento di don Santambrogio, che ha anzitutto ricordato il mandato ricevuto nel giorno dell'ordinazione sacerdotale. «Vi assicuro – ha detto – che è mia volontà camminare con voi seguendo Gesù nella strada della mansuetudine, del perdono, della comunione, del sacrificio fatto con gioia, della sincerità, dell’autenticità e della preghiera». Poi un primo indirizzo di cammino: «La mia vita sacerdotale – ha detto – è particolarmente legata a due sacramenti: la Riconciliazione e l’Eucaristia. Desidero anche in questa comunità parrocchiale di Calcio consacrare tempo al sacramento della Riconciliazione (…) e, insieme a voi, preparare bene la celebrazione eucaristica, sia festiva sia quotidiana, sapendo che è la comunità il primo soggetto celebrante. La S. Messa va attesa, preparata e desiderata ardentemente». Altro importante capitolo quella famiglia, con il fidanzamento da intendere come vera «palestra di vita». Non è mancato un pensiero rivolto ai sofferenti, così come il grazie ai propri familiari e il ricordo delle comunità servite in passato. Infine il ricordo del predecessore e il saluto agli altri sacerdoti di Calcio: «Chiedo a voi – ha quindi affermato – un grande regalo. Avete il grande dono di avere tre sacerdoti: aiutateci a volerci bene e a testimoniare la fraternità sacerdotale. Lo chiedo con tutto il cuore».

Il pomeriggio, che dopo un breve scroscio di pioggia proprio durante le parole di don Santambrogio, ha visto nuovamente splendere il sole si è concluso con un momento di festa in oratorio.

Prima però, le firme sul verbale della celebrazione da parte del Vescovo, di don Santambrogio e dei testimoni: Giacomo Togni e Rachele Vescovi.

Poi accanto alla chiesa ancora la musica della banda. Dopo il rinfresco in oratorio, per tutti la possibilità di fermarsi a cena, grazie al servizio cucina predisposto in occasione della Festa dell’oratorio. In serata un ulteriore appuntamento di benvenuto: il musical “Follow me”, proposto dal Coro Effatà Hope di Calcio. Altra occasione di festa, e per conoscere più da vicino il nuovo parroco, la serata di domenica 6 settembre quando, nella pizza del paese, interverranno l’attore Andrea Carretti e Gigi Cotichella, tra i più quotati educ-animatori italiani e docente alla Hope Music School.

In preparazione all’ingresso del nuovo parroco erano stati organizzati alcuni momenti di spiritualità: la sera di martedì 1° settembre alle 21 liturgia della Parola; mercoledì 2 alle 21 liturgia della riconciliazione; giovedì 2 a mezzanotte un’ora di veglia.

 

Saluto del nuovo parroco sul giornalino

Carissimi miei amici parrocchiani di Calcio,

un grazie speciale a tutti...siete speciali...grazie di essere entrati nella mia vita! A tutti dico: accoglietemi nel nome di Gesù, non per i miei pregi e difetti ma perché vengo in nome e per conto del Buon Pastore che vuole tutti salvi. Vengo in una terra piena di storia e di cultura, di fede e di carismi.

Che sogno di parrocchia ho nel cassetto? Sogno una parrocchia di gradinate: i gradini servono a salire e scendere. Giacobbe e tanti Padri della Chiesa parlarono di Scala Santa. La Parrocchia è una delle possibilità di incontrare Dio. Tutte le iniziative possibili, tutte le aggregazioni inventabili non sono nulla se non portano a Dio. Qui si viene per amare Dio, di qui si esce per continuarlo a fare nel prossimo. Salire le scale comporta fatica, a volte ci si deve fermare, a volte bisogna abbattere barriere architettoniche. Giovanni Crisostomo ci ricorda che al termine della vita saremo giudicati sulla carità: una carità non filantropia ma espressione di un cuore innamorato di Dio. Amici il nostro programma pastorale è uno solo, quello dei discepoli di Giovanni Battista: “Maestro dove abiti?” “Venite e vedrete” (Gv 1, 38-39). Io sogno una parrocchia da campo di calcio. Una squadra dove non esistono titolari e panchinari, ma tutti giocano e le vittorie sono di tutti, così pure le sconfitte. Una delle regole del calcio è che la vittoria non collima con i protagonismi. Se uno pensa di giocare per tutti ha già decretato la fine. Ci sono punte, centravanti, difensori. Ognuno ha il suo carisma e ruolo ma per la valorizzazione dell’altro. La fede è un pallone che fa gol solo quando tutto funziona secondo lo schema del mister. E l’allenatore non è il parroco, ma il Vangelo. Amici, desidero una parrocchia dove ci sia gioia di squadra, serenità di lavoro, giovinezza di stile, profumo di fresco, entusiasmo di novità. Nessuno si senta mai escluso, anzi proprio gli ultimi sono i benvenuti. Apriamo le porte di questo campo, facciamoci entrare tutti. Bambini non fateci mancare la vostra tenerezza. Giovani, non abbandonateci ma asciugate le nostre lacrime e sostenete i nostri dubbi. Famiglie ed adulti lavoriamo perché questa grande famiglia sia viva di progettualità rinnovate e capacità rigenerate. Anziani ed ammalati siete i preferiti. La vostra saggezza e sofferenza sosterranno il nostro lavoro molto più di mille parole e fatti.

Ed infine sogno una parrocchia di persone, non di maschere. Personalmente non ho tante qualità: ho un cuore e da oggi è vostro. Non vengo a voi né con il bastone di Mosè capace di diramare le agitate acque del peccato sociale e personale, né con la bacchetta magica capace di trovare ricette appropriate ad ogni problema. Mi presento tenendo in una mano il Vangelo ed in un'altra la voglia di fare comunione. Ho due obiettivi: la prima è essere amico intimo di Gesù. Il resto è solo lavoro. La seconda è vedervi tutti in Paradiso, nessuno escluso! Aiutatemi a realizzare queste ambizioni, per voi e per me. Realizziamo comunione. Insieme siamo Chiesa ed insieme progetteremo parole coraggiose per tempi nuovi. Vi prometto che farò tutto con voi, nulla contro di voi!

Ho detto troppe parole, spero che i fatti divengano gradualmente più eloquenti di tante prediche.

Maria Madre di Provvidenza, San Vittore e San Gottardo allontanateci da ciò che non ha il sapore di Dio e permetteteci di rendere la nostra storia un po’ più bella di come l’abbiamo trovata.

Il vostro parroco don Fabio

 

Biografia di don Santambrogio

Don Fabio Santambrogio è nato a Milano il 25 maggio 1968. Originario di Rivolta d’Adda, è stato ordinato sacerdote a Verona nella Congregazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza (Opera don Calabria) il 25 maggio 1996. È stato vicario in diocesi di Roma prima nella comunità cittadina di S. Maria Assunta (2004-2007) e poi a San Paolo in Genazzano (2007-2008). Dal 2008 al 2009 è stato collaboratore parrocchiale a Soncino (S. Maria Assunta e S. Pietro) e a Isengo. Nel 2009 è stato incardinato in diocesi ed è stato nominato vicario parrocchiale di Soncino (S. Maria Assunta e S. Pietro) e di Isengo dove è rimasto fino al 2013 quando è stato promosso parroco di Santa Lucia in Martignana di Po. Comunità che lascia per prendere la guida della parrocchia di "San Vittore Martire" in Calcio, succedendo al compianto don Massimo Morselli. Nel suo nuovo incarico pastorale può contare sull'aiuto del vicario don Matteo Bottesini e del collaboratore parrocchiale don Carlo Merisi.
 

 

 

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