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DOMENICA 6 SETTEMBRE

«Il numero dei figli
non è una riduzione»
Intervento del vescovo Dante
al Pala Banco di Brescia
per la festa della famiglia

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Domenica 6 settembre Brescia ha ospitato la festa regionale delle famiglie numerose, L’appuntamento è stato anzitutto al PalaBanco di Brescia dove in mattinata è intervenuto il vescovo Dante Lafranconi, invitato come relatore del convegno in quanto delegato dalla Conferenza episcopale lombarda per la Pastorale della famiglia, che ha ricordato come «le virtù richieste dalla società di oggi, descritta come multietnica e multireligiosa, sono ben presenti in una famiglia con molti figli: si condividono progetti e obiettivi, ci si stima e ci si sostiene reciprocamente, valorizzando le capacità di ciascuno e comprendendo le differenze». Presente anche una delegazione cremonese, guidata dal responsabile Guido Bellini.

Davvero variegato il programma dell’intensa giornata, promossa dell'Associazione Nazionale Famiglie Numerose (Anfn) della Lombardia, iniziato con una mattinata di riflessione, spiritualità e testimonianza.

Dopo il saluto da parte di Angela e Antonello Crucitti, coordinatori regionali dell'Associazione Nazionale Famiglie Numerose (in attesa dell’undicesimo figlio), che hanno ricordando come le famiglie numerose debbano tornare a essere la spina dorsale della società, ha preso la parola il Vescovo, che ha richiamato l’origine e il senso della famiglia, con alcuni richiami in vista del prossimo Sinodo.

«La famiglia è opera di Dio – ha ricordato mons. Lafranconi –. Può apparirci scontato, ma è bene sottolinearcelo, proprio oggi». E ancora: «Quando il Signore Dio creò l’uomo e la donna, la sua prima preoccupazione non fu quella di fare qualcosa per loro, ma di rispecchiarsi in loro. La Sacra Scrittura dice che Dio ha voluto porre nella coppia la sua immagine, la sua somiglianza». Ed è proprio questo è il primo linguaggio che Dio ha voluto utilizzare per far capire che Egli è amore.

 

«Dopo avere creato l’uomo e la donna – ha detto ancora il Vescovo – Dio ha deciso che sarebbero stati l’uno per l’altra, una famiglia. La famiglia è opera che Dio ha pensato e su cui ha preparato il terreno del futuro». E Dio ripete insistentemente: «è proprio cosa bella!». «Dio – ha proseguito mons. Lafranconi – si compiace della realtà della famiglia e per questo la colloca nel giardino della creazione. Un’opera dotata di potenzialità straordinaria: continuare la presenza dell’umano sulla terra. Non è un opera che finisce, che termina una volta costruita, ma fa storia. Il futuro dell’umanità intera parte da questa scintilla».

Lo sguardo è andato poi alla dimensione escatologica che mette in relazione la custodia e il custode del Creato: «È bello pensare – ha detto – che la famiglia sia investita di questa vocazione, di continuare la presenza della vita sulla Terra: essere a immagine di Dio (il Creatore) come custodi per una dinamica di amore che caratterizza tutto di Dio. Cos’è procreazione fuori dall'amore, il segno dell’amore che nel donarsi fa nascere qualcuno che è uguale a me?».

La storia dell’uomo non è un percorso lineare di fedeltà a questa origine, ma di una umanità ferita, dal cuore duro. Con Cristo rinasce una nuova umanità: «Gesù rilancia il matrimonio e la famiglia – ha spiegato il Presule – oltrepassando il disegno creaturale su una nuova creazione una nuova unità, una nuova unione. Unità profonda che in Gesù si instaura con l’umanità. Il Verbo e l’Uomo sono indissolubilmente uniti. Ecco che l’uomo riscopre in Cristo il significato dell’unità nel disegno di Dio, immagine di Dio aperti alla fecondità della generatività. Il matrimonio è partecipazione di una nuova unità tra Uomo e Dio in Gesù Cristo. Il matrimonio diventa segno in cui l’incarnazione di Dio in Cristo Suo Figlio continua a manifestarsi. Questa è la bellezza e la grandezza del matrimonio come sacramento».

 

Mons. Lafranconi ha più riprese ha sottolineato la funzione preziosa delle famiglie numerose, soprattutto oggi, in una società che spesso rifiuta la vita nascente. “Dentro la storia della salvezza, voi, famiglie numerose – ha proseguito il Vescovo – vivete l’atto d’amore aperto alla vita e lo vivete con generosità e responsabilità. Il vostro stesso esserci è un annuncio, un messaggio chiaro alla nostra società. Chiaro e scandaloso al tempo stesso. Il numero dei figli non è una riduzione: voi ci testimoniate che prima della sicurezza del domani, dei progetti sul futuro è possibile affidarsi e con responsabilità accettare quel figlio che c è e dice “accoglietemi!».

Poi lo sguardo al prossimo Sinodo sulla famiglia, con mons. Lafranconi che ha insistito sulla necessità che i padri sinodali non perdano mai di vista il centro di tutto: «Guardiamo al matrimonio tenendo lo sguardo su Cristo. Se vogliamo capire la missione della famiglia non distacchiamo lo sguardo da Cristo. In chiave cristocentrica occorre guardare le proprietà naturali del matrimonio. Il matrimonio è un’unione stabile fondata sull’amore, che porta a scegliersi in un progetto di vita dove darsi e accogliersi reciprocamente: qui sboccia la vita».

«Il nostro guardare a Cristo – ha detto ancora il Vescovo – aggiunge qualcosa che rende il significato e il valore di essere la famiglia anche per chi non celebra il matrimonio come sacramento: sta nella natura della famiglia la custodia e l’eredità della vita. Il Sinodo, che si muove in un’ottica cristiana, non pensa solo al matrimonio come sacramento, ma pensa come offrire alla luce della Rivelazione uno sguardo perché tutti possano fruire della capacità di andare al fondo del senso della famiglia».

«Ci sono molte famiglie ferite da difficoltà, separazioni e divorzi, ma anche queste realtà sono dentro la storia della salvezza. Chi ha ricevuto con pienezza questa grazia, deve guardare con attenzione premurosa questa realtà, senza chiudere gli occhi; bisogna osservare come fa Gesù Cristo che non è venuto per condannare ma per salvare. Sarà questo il grande lavoro del Sinodo. Non tocca a noi parlare della comunione ai divorziati e ai separati; non dobbiamo percorrere la strada della contrapposizione tra progressisti e conservatori, ma accompagnare la fatica di trovare la Parola di Dio”.

All’intervento di mons. Lafranconi ha fatto seguito la testimonianza di una coppia e la Messa presieduta da mons. Mario Delpini, vescovo ausiliare di Milano.

Dopo il pranzo, offerto dagli Alpini di Lumezzane a tutte le famiglie, i partecipanti si sono trasferiti al Centro sportivo S. Filippo per il fischio di inizio del triangolare di calcio tra le nazionali dei sindaci, delle famiglie numerose e degli attori (vincitori del torneo). Durante gli intervalli di ogni partita simpatici skatch di Giorgio Zanetti, nei panni di “suor Letizia”, direttamente dal palco di Zelig.

Una giornata intensa, tra convegni, giochi e divertimento per tutti, nella quale la gioia è stata il minimo comun denominatore. «Abbiamo voluto – spiega Antonello Crucitti, coordinatore regionale dell’Associazione Nazionale Famiglie Numerose – testimoniare la bellezza della vita in famiglia e promuovere la famiglia che oggi sta soffrendo tantissimo. Noi vogliamo essere portavoce di tutte le famiglie numerose, per dimostrare che esistono e che sono piene di gioia, così da far capire, soprattutto alle istituzioni, che dalla famiglia parte tutto e che senza di essa la società sarebbe rovinata, non esisterebbe più».

In Italia ci sono quasi 20mila famiglie numerose, solo in Lombardia il Coordinamento ne gestisce circa 3mila. «La famiglia c’è, i numeri ci sono. Ora – ha affermato Crucitti – bisogna che le istituzioni collaborino per il bene di tutti”. Sul versante legislativo, «bisognerebbe cercare di rispolverare l’articolo 31 della Costituzione: lo Stato, gli Enti locali, la Regione, le Province e i Comuni hanno il dovere di aiutare le famiglie, soprattutto quelle più numerose. La nostra richiesta è di ricercare un ‘fattore famiglia’, un ‘quoziente famigliare’, un qualcosa che tenga conto dell’unione dei componenti».

Foto di Gabriele Strada (New Eden Group)

 

 

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