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PELLEGRINAGGIO A CARAVAGGIO

San Francesco e il Beato Grossi
esempi e intercessori
per il nuovo anno pastorale
Forte monito del Vescovo
all'impegno sociale dei cattolici

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Un migliaio circa i fedeli cremonesi presenti, nel pomeriggio di domenica 27 settembre, al pellegrinaggio diocesano al santuario di Santa Maria del Fonte presso Caravaggio, presieduto dal vescovo Lafranconi affiancato da una quarantina tra sacerdoti e diaconi. L’appuntamento mariano, che da tradizione apre ufficialmente il nuovo anno pastorale, ha avuto inizio dinanzi al sacro speco: il presule con accanto il vicario generale, mons. Mario Marchesi e il delegato episcopale per la pastorale don Irvano Maglia ha presieduto un breve e intenso momento di preghiera che si è concluso, al canto del Salve Regina, con l’incensazione del simulacro dell’Apparizione. 

Sempre efficace l’accompagnamento musicale affidato all’ormai collaudata unione corale «Don Domenico Vecchi» diretta da Fabiana Nisoli, accompagnata all’organo da Roberto Grazioli sotto l’attento coordinamento di Giovanni Merisio.

Poco prima delle 16, dalla sagrestia della basilica, è partita la processione verso il luogo dell’Eucaristia: il grande cortile ovest del santuario, un tempo detto del Crocifisso. All’inizio della celebrazione, il novello diacono Francesco Gandioli, ha ricordato le linee fondamentali di impegno per il nuovo anno: l’iniziazione cristiana catecumenale, la pastorale famigliare e quella giovanile, oltre ai grandi eventi ecclesiali che avranno un indubbio riverbero in diocesi: la conclusione dell’Anno della vita consacrata, il Giubileo della misericordia, il Sinodo dei vescovi sulla famiglia e il Convegno ecclesiale di Firenze.

La Messa ha avuto inizio con un gesto penitenziale altamente significativo: l’aspersione del popolo con l’acqua benedetta. Il  presule, accompagnato dal cerimoniere don Flavio Meani, ha asperso tutti i fedeli tra i quali spiccavano un folto gruppo di religiose e la numerosa delegazione dell’Unitalsi cremonese con molti anziani e ammalati provenienti da diversi punti della diocesi.

Nell’omelia mons. Lafranconi ha subito indicato due figure di santi che hanno incarnato mirabilmente la radicalità del Vangelo: San Francesco di Assisi e il beato Vincenzo Grossi. Il primo sarà particolarmente onorato durante il pellegrinaggio delle diocesi lombarde ad Assisi ai primi di ottobre per l’offerta dell’olio della lampada votiva che arde ogni giorno dinanzi alla sua tomba. Il secondo, parroco tutto cremonese, sarà canonizzato il prossimo 18 ottobre in San Pietro: «Francesco – ha esordito il vescovo Dante – ebbe come unico desiderio di non lasciar cadere nessuna parola del Vangelo. Vincenzo con la sua testimonianza cristiana riuscì a trasformare la sua parrocchia di Regona in un vero e proprio “conventino”. Il loro esempio e la loro intercessione ci accompagnino per tutto l’anno pastorale».

Il presule ha poi ricordato l’imminente Giubileo che sprona a «non rassegnarsi mai alla mediocrità della vita», la misercordia di Dio, infatti, «ci incalza ad una risposta più vera e piena». Da qui l’invito a non scindere mai la grazia di Dio e l’impegno della propria volontà.

Partendo poi dal fatto che sia San Francesco sia il Beato Vincenzo fondarono esperienze di vita religiosa, mons. Lafranconi ha avuto parole di riconoscenza per i consacrati, che stanno concludendo il loro anno indetto da Papa Bergoglio: «La loro presenza nel popolo di Dio è un richiamo costante alla conversione».

Il Vescovo ha poi volto lo sguardo verso i grandi mutamenti sociali evidenziandone due in particolare: il fenomeno delle migrazioni e il potere tecnologico così pervasivo non solo nei campi della politica e dell’economia, ma anche della vita umana. «Come viviamo queste trasformazioni? - si è chiesto mons. Lafranconi -. Con incertezza o timore o intendendole come vere e proprie sfide nelle quali giocare la nostra fede e la nostra speranza?».

Il Convegno ecclesiale di Firenze, che si celebrerà il prossimo novembre, sarà certamente un’occasione importante per la Chiesa italiana per ritrovare in Cristo il senso profondo della dignità e della vocazione dell’uomo nel mondo così da affrontare tali sfide con «intelligenza, capacità di dialogo e spirito di servizio». Per il Vescovo lo sguardo fisso su Gesù permette di riconoscere e valorizzare la dignità di tutti gli uomini, ma anche di tutto l’uomo, nella sua unità di spirito e di corpo.

Forte quindi l’acceno al ruolo dei cattolici nella vita sociale e politica, spesso segnata da scandali nelle istituzioni pubbliche e private sia nazionali sia internazionali. «I discepoli di Gesù – ha scandito con voce ferma – hanno il compito di dare una spinta esemplare perchè la società si liberi da queste forme di cancro che la deturpano e che rendono sempre più diffiicile la vita delle persone svantaggiate».

Infine l’invito ad essere «luce e sale della terra.Uomini e donne di fede capaci di dialogo, di perdono reciproco, di vera e intensa solidarietà».

La celebrazione è proseguita con la liturgia eucaristica e si è conclusa con la benedizione apostolica con annessa indulgenza plenaria.

Omelia del Vescovo:   audio (mp3)    testo (pdf)

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