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DOMENICA 18 OTTOBRE

Giornata missionaria mondiale
Veglie nelle interzone
e iniziative nelle parrocchie
La riflessione di don Ghilardi
neo responsabile dell'Ufficio missionario

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Domenica 18 ottobre si celebra l’89esima Giornata missionaria mondiale. “Dalla parte dei poveri” è il tema che le Pontificie Opere Missionarie hanno voluto scegliere per questa Giornata, a partire dalla linea tracciata da papa Francesco nel suo consueto messaggio.  In preparazione a questo appuntamento in programma due veglie di preghiera interzonali: venerdì 16 ottobre nella chiesa di Mozzanica e sabato 17 in Cattedrale, a Cremona. E non mancano neppure occasioni di riflessione nelle parrocchie.

 

Riflessione di don Ghilardi

La povertà possiede mille sfaccettature; si presenta ai nostri occhi sotto le spoglie di chi non ha beni materiali ma sappiamo che anche oltre la coltre di chi possiede molto spesso si nascondono povertà umane che costituiscono voragini nella vita degli uomini e delle donne: povertà culturali, affettive, religiose, povertà di salute, di legami stabili, di rispetto, di mancato riconoscimento professionale.  Tutti possiamo elencare una lunga serie di condizioni di povertà nelle quali ogni credente è chiamato a fare o a dire qualcosa che sollevi la condizione di privazione. Oggigiorno il monito a stare dalla parte dei poveri, come Chiesa universale e particolare, sembra sia una novità e un imperativo che si erano persi nel dimenticatoio, in realtà è essenza della vita stessa della Chiesa, è ciò che la rende credibile ed è lo stile di tanti missionari ed evangelizzatori appartenuti al passato e tanti che appartengono anche al presente ma che non fanno rumore o notizia perché si tratta di un’opera, la loro, che richiede costanza, fedeltà e grande fiducia nell’azione dello Spirito e della Provvidenza. Così il Mese Missionario 2015, che comprende la Giornata Missionaria Mondiale,  ha come slogan “Dalla parte dei poveri”, un mese nel quale tutte le comunità parrocchiali e religiose sono chiamate a riflettere sulla missionarietà della Chiesa e le sue declinazioni nei luoghi della vita quotidiana. “Poveri” quindi è la parola posta all’attenzione di tutti, non solo perché Papa Francesco insiste molto su questa condizione che sta colpendo ancor di più i Paesi già poveri, non solo perché molti missionari operano anche socialmente in aree povere del pianeta, l’importanza della condizione di povertà è tale perché richiama il senso di libertà nell’accoglienza della ricchezza più grande che è Cristo. L’opera della Chiesa è a favore dei poveri per aiutarli ad uscire da una condizione di privazione senza far loro dimenticare che la prima ricchezza è Dio, ma è anche l’opera di una Chiesa che all’interno dei “mondi” cerca di fare in modo che  le persone mantengano salde il senso di umanità e di dignità. Sì, perché dopo diversi decenni dal secondo dopoguerra anche il nostro continente conosce l’aumento di ricchezza sempre più in mano a pochi coincidente con l’aumento della povertà sempre più a carico di molti. Per alcune generazioni, per lo più giovani, dell’Europa, è la prima volta che si imbattono in quel fenomeno che ribalta le priorità della vita, la riconsiderazione dei valori e soprattutto per la prima volta si trovano a dover chiedere aiuto. È qui ed ora che si gioca una partita ardua come quella del ripensamento della propria esistenza che richiede una presenza ben impostata e strutturata da parte delle comunità parrocchiali. Serve una nuova azione missionaria.

 La nostra Diocesi sostiene sette sacerdoti (don Berta, don Bellani, don Bellini, don Nisoli, don Galbignani, don Ungari, don Lodigiani) che operano in zone molto differenti tra di loro ma tutte segnate da grandi e diverse povertà, nonostante sembri che la globalizzazione delle ricchezze abbiano fatto scomparire alcune miserie come in: Brasile, Russia, Kazakhstan, Isole Salomone. Sono molti anche i religiosi e le religiose, e qualche laico, originari della nostra Chiesa locale, che sono sparsi in tantissime nazioni da noi definite “terre di missione”. Ad essi il nostro sostegno con la preghiera e, tutte le volte che sarà possibile, anche con l’aiuto economico.

La nostra Chiesa locale però conosce anche due fenomeni nuovi: la massiccia immigrazione e la presenza di istituti religiosi nati non più in Italia ma fuoriusciti da nazioni che noi abbiamo sempre considerato terre di missione: Africa e India in particolare.  Non sono in realtà due fenomeni accostabili per similitudine ma interpellano la nostra sensibilità e la nostra storia di Chiesa. Il primo fenomeno chiama in causa con forza il nostro stare dalla parte dei poveri, la nostra capacità o possibilità di accoglienza insieme alla necessità di dotarsi di strumenti di comunicazione e di condivisione adatti ad un mondo che cambia; anche in questo caso è un genere di missionarietà che è costretta ad assumere caratteri nuovi: non si parte per l’annuncio a genti lontane (“ad gentes”) ma siamo chiamati ad incontrare culture ed esperienze religiose per noi nuove senza muoverci da casa nostra. Il secondo fenomeno ci dice come le Chiese di antica tradizione, che hanno mandato molti dei propri figli ad evangelizzare i “lontani”, ricevono ora i frutti di quell’evangelizzazione e scoprono di essere diventate esse stesse i nuovi luoghi di evangelizzazione, non più quell’evangelizzazione frutto della pastorale ordinaria ma una vera e propria nuova evangelizzazione.

Secondo il linguaggio ecclesiale si tratta di “nuove povertà”: poveri di Parola di Dio noi, poveri di senso di appartenenza noi, poveri di strumenti per l’accoglienza noi, una povertà che ci è svelata dall’incontro con il primo fenomeno, che mette fortemente in discussione le comunità cristiane perché le obbliga ad un’apertura oltre che ad una rilettura del proprio annunciare a agire; il secondo fenomeno dice la ricchezza che per lungo tempo abbiamo avuto tra le mani: il Vangelo, che ora ci viene rimandato e riproposto da coloro che pensavamo potessero essere solo destinatari del nostro “lavoro” e non fratelli nella reciprocità, che giungono da Paesi dove la ricchezza non è certo appannaggio delle folle. Per questa ragione alle Suore di Nostra Signora di Nazareth dal Togo, ai Fratelli Missionari di Gesù e Maria dal Togo, alle Suore Catechiste di Sant’Anna dall’India, alle Suore Serve del Focolare della Madre dalla Spagna abbiamo chiesto la disponibilità ad accogliere piccoli gruppi di giovani della nostra diocesi, presso le loro case in Africa, in India o in Ecuador, perché possano fare esperienze di apertura e di missione:

“Subito dall’inizio la nostra comunità ha avuto un chiaro segno missionario e internazionale. Infatti , nonostante non avessimo ancora aperto nessuna casa missionaria al di fuori della Spagna , sin dai primi anni abbiamo avuto vocazione di persone provenienti da diverse parti del mondo.  Attualmente abbiamo suore proveniente da 11 paesi: Spagna, Stati Uniti, Ecuador, Messico, Colombia, Nicaragua, Canada, Italia, Irlanda, Inghilterra, Repubblica Ceca. Addirittura poco tempo fa è entrata una ragazza del Singapore che ci ha conosciuto a Roma. Questa .... è stata una caratteristica costante sin dall’inizio che ci ha permesso di avere una mentalità e un cuore molto aperti.” (Serve del Focolare della Madre)

Ma ai nostri stessi giovani la realtà dei fatti chiederà loro di essere missionari senza valigia e senza viaggio, missionari con chi sta chiedendo accoglienza e rispetto. Missionari anche con tanti coetanei che del Vangelo non conoscono più nulla. Non sarà un compito facile e nemmeno immediato. Richiederà altrettante costanza, fiducia e coraggio come la Provvidenza ha concesso ai nostri missionari nel corso del loro servizio alle Chiese più povere e più lontane.   Non solo ai giovani verrà chiesto di essere sempre più missionari “in casa”, bensì a tutti coloro che hanno una accesa consapevolezza di appartenere ad una comunità di credenti che non ha confini.

Alcune comunità parrocchiali e qualche istituto religioso, durante il mese missionario, hanno scelto di fermarsi per una serata di riflessione sul tema proposto quest’anno: “Dalla parte dei poveri”. Alcuni lo faranno nella forma dell’incontro con l’Ufficio Missionario, altre con veglie di preghiera. A tutti però il mese di ottobre pone una domanda: “Perché dobbiamo essere missionari?” Perché la Misericordia e l’Umanesimo cristiani non fanno altro che condurci all’incontro con tutti, anche se non tutti ci apriranno le porte!

L’Anno santo della Misericordia e il Convegno Ecclesiale di Firenze saranno ulteriori strumenti che ci verranno offerti per comprendere e confermare questa vocazione della Chiesa. 

 

Iniziative nelle parrocchie

In tutte le parrocchie della diocesi domenica 18 ottobre si pregherà per le Missioni e i missionari, facendo anche la Colletta. Ma nelle comunità non mancano in questo mese anche altre occasioni di riflesisone e spiritualità.

In questo senso a Cremona il Gruppo missionario della Parrocchia di S. Abbondio ha organizzato per la sera di giovedì 15 ottobre, alle 21 nella sala parrocchiale di piazza S. Abbondio, un incontro dal titolo “Dalla parte dei poveri: un’esperienza missionaria in Brasile”. Intervento di don Maurizio Germiniasi, fidei donum per 12 anni nella Diocesi di Sao Luis de Montes Belos.

Sempre giovedì 15 ottobre intervento di don Ghilardi all'oratorio Piergiorgio Frassati del Roggione (ore 20.45) con una rilettura del decreto conciliare Ad Gentes per riscoprire lo stile missionario di ogni battezzato e suscitare nella Chiesa cremonese un rinnovato slancio verso il mondo della missione. L’incontro conclude un ciclo di conferenze inaugurato da don Bruno Bignami, suo fratello Claudio e la missionaria Luisa Flisi che, attraverso una rilettura e condivisione della loro esperienza in Nord Kivu, hanno riflettuto su crescita economica e povertà. Martedì 13 ottobre, invece, è stata la volta di padre Fabrizio Tosolini, missionario saveriano oggi alla casa madre di Parma ma per diversi anni missionario a Taiwan e profondo conoscitore dell'universo asiatico, per una serata sulle vecchie e nuove povertà cui oggi va incontro la missione e l'annuncio del Vangelo.

 

 

 

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