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CON IL POSTULATORE PADRE MUSI

«L'uomo delle Beatitudini»
In sala Puerari a Cremona
convegno sul servo di Dio
padre Silvio Pasquali

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«Fu l’uomo delle Beatitudini»: con queste parole padre Giovanni Musi, postulatore generale del Pime, sabato 24 ottobre in sala Puerari, a Cremona, ha felicemente sintetizzato la splendida figura del servo di Dio padre Silvio Pasquali, sacerdote cremonese, missionario del Pime in India e fondatore della congregazione delle Suore Catechiste di Sant’Anna. Lo scorso 3 dicembre la Congregazione per le Cause dei Santi ne ha ufficializzato il nulla-osta per l’iter di beatificazione. Padre Musi è intervenuto al convegno di studi dal titolo “Padre Silvio Pasquali, da Cremona all’India”, organizzato dai Circoli Acli di Cremona, dalle Acli provinciali, dalla Caritas Cremonese, dal Centro Missionario Diocesano, dal Museo della Civiltà Contadina Cascina “Il Cambonino Vecchio”.

Il primo a prender la parola è stato don Andrea Foglia, direttore dell’Archivio Storico Diocesano, per contestualizzare padre Pasquali nella Cremona di fine Ottocento. Nacque il 5 aprile 1864 da una famiglia di salariati agricoli presso la cascina Cambonino, all’epoca sotto la giurisdizione della parrocchia di Picenengo. A 12 anni entrò in Seminario. Nel 1887, fu ordinato prete dal vescovo Geremia Bonomelli, che aveva fatto il proprio ingresso in Diocesi pochi anni prima, nel 1871, trovandovi «una situazione generale non priva di criticità», come ha ricordato don Foglia.

Morto nel 1867 mons. Antonio Novasconi, per quattro anni la diocesi rimase sede vacante e fu retta da un Vicario capitolare, mons. Luigi Tosi, di tendenze liberali e filo-risorgimentali, «tanto da provocare forti reazioni disciplinari da parte della Curia romana». Non a caso Cremona, oltre al netto calo di vocazioni, registrò anche numerosi casi di apostasia e rinunce da parte del clero. Mons. Bonomelli parlò espressamente di un «quadro lagrimevole», cui cercò di porre rimedio con una visita pastorale e riservando particolare cura al Seminario, per il quale ipotizzò una nuova sede, ch’è poi l’attuale.

I frutti si videro nel 1880, in occasione del Sinodo diocesano da lui indetto: si passò dai circa 150 chierici dell’episcopato Novasconi agli oltre 300 del 1893. Le posizioni del vescovo Bonomelli mutarono però nel tempo, spostandosi dal rigoroso intransigentismo al conciliatorismo e al liberalismo. In particolare, un suo articolo, “Roma e l’Italia e le realtà delle cose”, firmato come “un prelato italiano” sulla Rassegna Nazionale del primo marzo 1889, fu condannato da Leone XIII. Ne riconobbe la paternità e fece atto di sottomissione al Papa con pubblica ritrattazione al termine della S. Messa di Pasqua del 21 aprile 1889. Da questo momento, buona parte del clero iniziò a prendere da lui le distanze.

Il ministero sacerdotale di padre Pasquali si collocò proprio in mezzo a questo conflitto, sempre più acceso. Inviato vicario a Genivolta, vi avviò nel 1889 una società cattolica di mutuo soccorso, di cui volle presidente il parroco, don Leone Leoni, pure molto impegnato nel sociale. Fu quindi mandato a S. Agata, in città, dove sorsero contrasti col parroco, mons. Mainestri, e col Vescovo. Nel 1992 padre Pasquali fondò la Società di Mutuo Soccorso e Previdenza fra i sacerdoti, tuttora attiva.

Poi chiese ed ottenne da mons. Bonomelli la benedizione per partire in missione: ciò non come fuga, bensì come risposta piena alla propria vocazione. Nel 1896 entrò nel Pime, Pontificio Istituto Missioni Estere, e l’anno dopo partì per l’India, dove svolse un impegnativo lavoro di evangelizzazione e promozione umana. Nel 1914 fondò la congregazione delle Suore Catechiste dì Sant’Anna, riconosciuta a livello diocesano dal Vescovo di Hyderabad, mons. Vismara: si occupò sin dagli inizi di evangelizzazione, di assistenza sanitaria, di orfanotrofi.

Ha preso quindi la parola padre Johannes Gorantla, definitore generale dei Carmelitani Scalzi, che ha definito padre Pasquali un «autentico discepolo di Cristo». Quando lasciò l’Italia, ebbe l’India come sua nuova Patria: qui, affrontando carestia ed epidemie di colera e lebbra, «annunciò il lieto messaggio ai poveri», lui che a sua volta scelse una vita di povertà radicale. Formò nuovi catechisti, preparandoli ad uno spirito di sacrificio e di preghiera. Aprì una tipografia, utilizzò la stampa per editare libri per la catechesi nella lingua locale. Battezzò moribondi, orfani e moltissimi adulti; istituì rifugi per le vedove e case per l’accoglienza; si batté per la salvaguardia dei diritti dei paria o “dalit”. Avrebbe voluto fondare anche casse rurali, ma gli fu impedito dal governo: vi riuscirono qualche tempo dopo due suoi confratelli.

Dove operò, ancora oggi sono rimaste comunità fortemente cattoliche. Morì il 7 luglio 1924 a Eluru, dopo aver ricevuto con grande devozione il Sacramento dell’estrema unzione e dicendo: «Io vado al Cielo e affido la mia anima al Signore».

Padre Giovanni Musi ha, infine, mostrato la «profonda interiorità e spiritualità» di padre Pasquali, colui che più seppe «condividere il carisma e lo spirito di mons. Angelo Ramazzotti, fondatore del Pime». ondamentale per lui fu la preghiera, fondata sulla Parola di Dio e su una profonda devozione alla Vergine Maria. Fu un «contemplativo in azione», capace ad un tempo di serenità e vigore, di «carità apostolica», di mitezza, umiltà e pazienza. Avrebbe voluto «arrivare dappertutto», dimostrò una «spiccata capacità di dialogo e di ascolto, grande equilibrio e saggezza». Trasmise pace, poiché in pace era anche il suo cuore.

Nel 1999 la congregazione delle Suore Catechiste dì Sant’Anna, da lui fondate, è stata riconosciuta di diritto pontificio e nel 2007 sono state erette due province. Oggi le religiose sono oltre 400, sono presenti in India, Tanzania e Italia, dove gestiscono una settantina di scuole, numerosi collegi e case di accoglienza. Oltre 45 mila studenti hanno frequentato i loro istituti. In Italia sono presenti a Roseto degli Abruzzi, dove si occupano della scuola materna parrocchiale, a Cermenate ed a Cremona, dove operano presso la Casa dell’Accoglienza, la Casa della Speranza e di recente anche presso Villa Flaminia.

Mauro Faverzani

 

 

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